Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

Articoli nella categoria Il documento del mese

Cesira Siciliani, Una visita agli Ossari di San Martino e Solferino

Continuando il nostro viaggio negli ossari italiani, per il documento del mese aprile 2017 vediamo qualche pagina del volumetto di Cesira Siciliani “Una visita agli ossari di San Martino e Solferino” edito da Zanichelli nel 1881.

Questi ossari furono costruiti negli anni Settanta dell’Ottocento dal conte Luigi Torelli; in quegli stessi anni a Napoli il canonico della cattedrale Gaetano Barbati allestiva l’ossario delle Fontanelle.

Quale legame tra gli ossari della valle Padana e quello napoletano?

Il libro inizia con i versi di Giacomo Leopardi “la vostra Tomba è un’ara”.

Il viaggio è infatti un devoto pellegrinaggio nel luogo dove sono raccolte le ossa dei caduti nelle battaglie di San Martino e Solferino durante la seconda guerra d’Indipendenza. “Quei teschi ci rammentano un esercito di prodi, tutti giovani, tutti valorosi, tutti martiri della libertà” p.51.

I caduti per la patria sono martiri, le loro ossa sono dunque reliquie. Anche a Napoli abbiamo piazza dei martiri con i quattro leoni che simboleggiano i caduti nelle rivoluzioni che portarono all’unità d’Italia.

Viene poi descritta l’innovazione nella storia delle sepolture che si afferma nella seconda metà dell’Ottocento. Per millenni, dopo le battaglie o durante le epidemie, i cadaveri venivano seppelliti in fosse comuni. Col tempo diventavano “di cani e di augelli orrido pasto”, come recita il Proemio dell’Iliade.

La Siciliani ci racconta quello che avviene nelle campagne in cui si sono svolte le battaglie di San Martino e di Solferino: “quelle povere ossa davano qua e là il triste spettacolo di biancheggiare nude sopra suolo, ora trasportate dalle acque scorrenti e or ruzzolando giù per le fosse. Quante volte i nostri bifolchi hanno urtato con l’aratro in qualche povero scheletro! Quante volte i nostri contadini zappando e vangando la terra scoprivano ora un cranio, ora uno stinco, ora un femore, ora una scapola! Scena per tutti lacrimevole, anzi crudele. Ad impedir questo spettacolo triste…. surse l’idea pietosa degli ossari” p.85.

È la stessa pietà che spinge il canonico della cattedrale Gaetano Barbati, sostenuto dal cardinale arcivescovo Sisto Riario Sforza, a dare un’adeguata sistemazione alle ossa che sono “accatastate” nel cimitero delle Fontanelle. La Chiesa napoletana ovviamente assegna al luogo sacro un significato diametralmente opposto a quello degli ossari della valle Padana.

Il cimitero è un luogo di pentimento e di espiazione per il popolo napoletano. Qui ci sono le ossa delle vittime di quei cambiamenti culturali e politici che, iniziati con la Riforma protestante, hanno colpito la Chiesa fino alla perdita del potere temporale del Papa.

Interessante il riferimento della Siciliani a come sono sistemate le ossa: “Centinaia, migliaia di teschi eccoli tutti lì, disposti a un modo, con ordine perfetto, uno accanto all’altro, uno sopra all’altro, in fila, a strati, come i libri di una libreria” p. 47.

È questa anche la sistemazione delle ossa nella cosiddetta Ossoteca del cimitero delle Fontanelle, dove centinaia e centinaia di femori sono sistemati in scaffalature che fanno da cornice ad un altare che unifica il culto delle anime del Purgatorio, il culto del Sacro Cuore e il culto delle reliquie.

Per saperne di più leggete le nostre pubblicazioni. Quelle esaurite sono consultabili sul sito.

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Il Documento del mese – Gennaio 2017 – Il culto delle Anime del Purgatorio a Roma

Documento del mese di Gennaio 2017

Con il documento del mese gennaio 2017 iniziamo un viaggio negli ossari e in alcuni luoghi legati al culto delle anime del Purgatorio presentando la quarta di copertina del libro di Francesca Romana Kock “I contabili dell’aldilà”, edizioni Rosenberg & Sellier, Roma 1992.

“DOPO IL 1870, DI FRONTE AL NUOVO REGIME LIBERALE, PARTE DELLA BORGHESIA CATTOLICA ROMANA SI RINSERRA IN UN’OPPOSIZIONE CULTURALE CHE PRENDE LE DISTANZE DAL MONDO E DALLA STORIA.

A PRATI DALL’ARCHIVIO DELL’ARCICONFRATERNITA DEL S. CUORE DEL SUFFRAGIO, FRANCESCA ROMANA KOCH RICOSTRUISCE UNA SINGOLARE “DEVOZIONE” ALLE ANIME DEL PURGATORIO PERMEATA DA UNA PACATA CULTURA CONTRATTUALE E DA UN RASSICURANTE UTILITARISMO.

I FEDELI CON LE LORO OFFERTE IN DENARO GARANTISCONO MESSE E PREGHIERE DI SUFFRAGIO, A PATTO CHE LE ANIME PURGANTI INTERCEDANO PER OTTENERE “GRAZIE” E FAVORI.

QUI NON SI NARRA UN’IRRUZIONE DEL SACRO CHE SCONVOLGE IL PARADIGMA UMANO, MA PIUTTOSTO UN ASSOGGETTAMENTO DELLA DIVINITÀ A BISOGNI COME IL BENESSERE FISICO, L’UTILITÀ PERSONALE, IL VANTAGGIO ECONOMICO.

SULLE POSSIBILI RELAZIONI CON L’ALDILÀ SI DANNO IN QUEGLI ANNI DUE SGUARDI ALTERNATIVI: QUELLO CATTOLICO E LO SPIRITISMO “POSITIVO” CHE, IN APERTA CONCORRENZA CON LE CHIESE, OFFRE ATTRAVERSO IL CONTATTO CON I DEFUNTI CONSOLAZIONE PER LA PERDITA DELLE PERSONE CARE E RIFIUTO DELLA MORTE COME SEPARAZIONE DEFINITIVA.”

Alcune rapide considerazioni sui contenuti di un libro che ci parla dell’impennata che ebbe la devozione verso le anime del Purgatorio nella seconda metà dell’Ottocento

Dopo la proclamazione di capitale d’Italia, Roma è investita da un’eccezionale fase di espansione edilizia. Nel corso dei lavori al quartiere Prati, nell’area antistante Castel Sant’Angelo, emergono molte ossa umane riconducibili a sepolture di massa avvenute dopo battaglie che si sono svolte attorno al castello.

Le ossa diventano oggetto di una devozione verso le anime del Purgatorio analoga a quella del cimitero delle Fontanelle.

Anche a Roma gli ultimi decenni dell’800 sono segnati da un arroccamento frontale del clero per la perdita del potere temporale del Papa, ma la visione catastrofica e penitenziale della Chiesa non trova riscontro nella città, che è investita da un impetuoso sviluppo non solo istituzionale, ma anche civile e culturale. E così dopo pochi anni, autorità civili e religiose decidono il trasferimento delle ossa al cimitero del Verano e viene costruita, nell’area in cui sono raccolte le ossa, la bella chiesa neogotica del Sacro Cuore, con la pala dell’altare centrale che vede le anime in pena che implorano l’aiuto del Sacro Cuore. Nella chiesa è collocato anche un singolare Museo delle anime del Purgatorio.

L’intreccio tra devozione al Sacro Cuore di Gesù e devozione verso le anime del Purgatorio ha un ruolo centrale anche al cimitero delle Fontanelle dove c’è l’Ossoteca, l’imponente composizione fatta con ossa umane che ha al centro la statua del Sacro Cuore.

Interessante è anche il collegamento che l’autrice fa con lo spiritismo, cioè con quella versione laicista del rapporto con l’aldilà, che si afferma durante il positivismo.

La pubblicazione, finanziata dal Cnr, testimonia inoltre un metodo di indagine verso i monumenti e la religiosità. Anche a Napoli il Cnr ha finanziato una ricerca sul cimitero delle Fontanelle, che ha prodotto un’opera di fantasia, tecnologicamente avanzata, apprezzabile in quanto produzione artistica, ma che accentua il carattere leggendario della storia del cimitero. Invece a Roma si è dato un contributo scientifico alla conoscenza del culto e lo si è collocato, attraverso ricerche d’archivio, nel tempo storico della città.

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Protocollo d’intesa tra il Comune di Napoli e la Parrocchia delle Fontanelle

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Borghesia napoletana e Purgatorio

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Per il documento del mese di settembre 2016 pubblichiamo due pagine tratte dal libro della “contabilità della casa” di una famiglia della borghesia napoletana, datato1914, depositato nella biblioteca dell’Associazione Amici degli Archivi onlus di Napoli.

Vi troviamo spese per messe di suffragio: per i genitori, per le anime del Purgatorio e per le anime abbandonate.

L’interrogativo è se le espressioni “anime del Purgatorio” e “anime abbandonate”, a cui possiamo aggiungere “anime pezzentelle” e “anime sante”, siano sinonimi oppure no.

Probabilmente alla fine dell’Ottocento e nel Novecento sono sinonimi, ma sono nate in epoche diverse con significati diversi. Due sono i momenti in cui vi sono significative innovazioni nella devozione del Purgatorio a Napoli: durante la controriforma, che possiamo vedere nella Chiesa di Purgatorio ad Arco, e alla fine dell’Ottocento, che vediamo al cimitero delle Fontanelle.

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Documento del mese giugno 2016

per la serie “I documenti del mese” pubblichiamo tre foto che testimoniano in maniera efficace quali sia il processo di degrado in atto al cimitero delle Fontanelle di proprietà del Comune di Napoli, gestito dalla Napoli Sevizi e sottoposto al controllo e alla vigilanza della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici.

La prima foto ci fa vedere uno dei principali monumenti del cimitero: l’ossoteca con la statua del Sacro Cuore.

La seconda ci mostra la statua, dopo il crollo di alcuni anni fa, in pezzi ai piedi dell’ossoteca. I motivi del crollo non sono mai stati chiariti: gesto maldestro di un curioso che ha toccato la statua o sommarietà del precedente restauro del cimitero, avvenuto alcuni anni fa, e costato ben due milioni di euro?

La terza ci mostra la statua rincollata, ridipinta e ricollocata al suo posto dagli operatori culturali della Napoli Servizi,

Pur con tutti i limiti, evidenti nella sommarietà dell’opera di restauro, bisogna dare atto agli operatori culturali della Napoli Servizi che, con iniziative personali, in questo come nel caso della lapide dell’arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore, hanno impedito che testimonianze di passaggi fondamentali per la storia del cimitero scomparissero.

Inoltre, dal confronto tra le foto emergono anche tante piccole alterazioni del monumento che bisognerebbe chiarire da chi e perché sono state fatte.

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Intervista a padre Evaristo Gervasoni

Per il documento del mese, maggio 2016, pubblichiamo l’intervista di padre Evaristo Gervasoni, parroco delle Fontanelle per circa trenta anni e fino al dicembre 2015, contenuta nella tesi di laurea di Tommaso Battimiello, che sarà pubblicata prossimamente, nella collana Studi e Ricerche di Iris Fondanelle, presso l’editore Dante&Descartes. L’intervista è stata rilasciata nel novembre 2015.

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In che anno lei è arrivato alle Fontanelle?

Ottobre 1985

Quali sono state le sue impressioni quando è arrivato alle Fontanelle? Lei sacerdote lombardo, appartenente ad un ordine religioso, i monfortani, che hanno una spiritualità accentuatamente teocentrica in una parrocchia così densa di significato per il devozionismo napoletano?

Innanzitutto la spiritualità monfortana è centrata su Gesù Cristo Sapienza incarnata, al Quale conduce proprio la devozione Mariana, che, quando è vera, è interiore, tenera, santa, costante, disinteressata. Al contrario dei falsi devoti che sono “ critici, scrupolosi, esteriori, presuntuosi, incostanti, ipocriti, interessati”.

Non disdegna quindi la devozione popolare, ma la orienta a Cristo.

Ciò detto, non è stato assolutamente questo il problema nel mio impatto con la parrocchia delle Fontanelle. Il popolo napolatano è molto più saggio e anche disincantato di come lo si voglia rappresentare.

Può descrivere la situazione che ha trovato nell’Ossario e quella del culto?

L’ossario era gestito dalla parrocchia in quanto l’unica entrata passava per la sagrestia. Veniva aperto ogni domenica mattina dal “maresciallo”, che vendeva i lumini per i devoti, in modo molto sobrio. Il grosso lavoro di regolamentazione era già stato fatto dal parroco Renato de Simone. Il cimitero era tenuto pulito e in ordine da giovani della parrocchia. Dopo la Santa Messa i devoti, pochi, scendevano nel cimitero. C’era ancora l’usanza di adottare dei teschi ponendoli in piccole teche, ma molto, molto sporadica. PER LO Più SI LIMITAVANO AD ACCENDERE I LUMINI in modo molto sobrio. La cosa che ho subito impedito è stata l’adozione dei teschi e in seguito anche la vendita dei lumini, in quanto una mattina ho trovato che aveva preso fuoco un angolo con transenne di legno.

Chi era il “maresciallo”?

Un anziano, appunto maresciallo in pensione, devotissimo di “quelle anime”, dalle quali diceva essere stato miracolato. Aveva un rapporto confidenziale e sosteneva di vederle in sogno e di parlarci. Persona onestissima che faceva tutto con assoluta gratuità. Quello che ricavava dai lumini lo consegnava mensilmente alla parrocchia.

Quando e perché il cimitero è stato chiuso?

Il cimitero era stato chiuso al culto dal card. Ursi con decreto. E’ stato letteralmente chiuso se ricordo bene verso il 97-98, perché si era staccata una enorme scaglia di tufo dal soffitto all’entrata della prima cava, quella che serviva come cappella prima che costruissero la Chiesa.

Qual è la principale differenza fra ieri e oggi?

Dal punto di vista logistico fanno la differenza i grandi lavori di messa in sicurezza e risistemazione. Parliamo di miliardi di lire. La struttura rimane comunque identica. E’ stato soltanto abbattuto il muretto che separava la grotta adibita a chiesa dalla cava parallela e che era stato fatto costruire da p. Renato proprio per delimitare la “chiesa” stessa e regolamentare le visite. Si entrava dalla sagrestia e si accedeva alla “cappella” passando per la strettoia tra monte e chiesa. Dal punto di vista dei visitatori forse prima aveva un carattere quasi spettrale, dovuto anche alla quasi oscurità, ma conservava maggiormente un alone di mistero e venerazione. I frequentatori abituali erano i devoti. Oggi è impostato sull’aspetto turistico, quasi spettacolo. Si sta cominciando a notare trascuratezza. I visitatori sono turisti.

Il Vaticano II è un ritorno a Cristo e alla parola di Dio, una nuova evangelizzazione anche delle pratiche cattoliche. Giovanni Paolo II, dal canto suo, riporta l’attenzione sull’importanza delle tradizioni. Quale la strada da percorrere fra queste due tensioni? Qual è l’esperienza che state facendo voi ora alle Fontanelle?

La strada da percorrere è evangelizzare attraverso tutto ciò che è umano, che appartiene alla vita dell’uomo. Quindi anche evangelizzare la morte.

Alle Fontanelle dal nucleo preesistente di “I Care”, sorto come volontariato a servizio delle visite al cimitero gìà prima di maggio dei monumenti, ma con lo scopo anche di valorizzare il territorio delle Fontanelle, gli “angoli di natura” che ancora ci sono, si è passati a IRIS, associazione autonoma, che ha un obiettivo ambizioso e lungimirante: restituire – attraverso ricerche d’archivio, ricostruzioni documentate, confronto con altre realtà, collegamento con altri enti – dignità a questo e altri luoghi, verità storica, ma soprattutto al popolo napoletano troppo spesso presentato come folcloristico, portatore quasi di sottocultura, causa di arretratezza.

Il vero problema che fa soffrire il popolo è una proposta politica non all’altezza e la presenza camorristica che tiene in ostaggio interi quartieri.

Qual è stato durante tutti questi anni il suo rapporto con i credenti del culto del Purgatorio?

Non c’è stato un rapporto con i fedeli del culto del purgatorio, anche perché questo culto non l’ho trovato. Ho trovato solo devozione privata, fai da te. Tra questi devoti c’erano motivazioni diverse: ricerca di un fidanzato o problemi legati al fidanzamento, richiesta di grazie le più svariate, sogni particolari, probabilmente anche sporadici casi di gente mandata qui da fattucchiere, ma per lo più motivi di gratitudine e venerazione. Si contano sulle dita di una mano, o poco più, le persone che in trent’anni mi hanno chiesto di celebrare una messa per le anime abbandonate. Perché queste erano viste anche come le anime abbandonate, non avendo una loro tomba. C’era stata sicuramente una congregazione delle anime del purgatorio, ma non ho conosciuto nessun membro.

Quale futuro vede per il cimitero?

Ora il cimitero è considerato un monumento. Il rischio è che venga fatto passare per monumento della superstizione napoletana o di una discutibile prassi e teologia cattolica. La possibilità è che si riscopra il genuino rapporto con la morte, ma anche con la continuità dopo la morte, propria dell’animo popolare; oltre al senso profondo della dignità della morte stessa e dei morti.

Quale futuro per il culto e la devozione delle anime del Purgatorio?

Va di pari passo con la riscoperta della fede cristiana nella risurrezione e con la vicinanza alle gioie, alle speranze, ai dolori e alle angosce del popolo. Allora ogni rappresentazione che rischia sempre lo spettrale e il macabro sarà superata.

Avete mai preso in considerazione l’ipotesi di seppellire tutti i resti?

Ho sempre pensato che sarebbe la cosa da fare proprio nei confronti di questi resti mortali di persone.

Ma questo non dipende da me e, allo stato, mi sembra assurdo. Purtroppo!

Nella foto il 2 novembre 2014 al cimitero delle Fontanelle. Padre Evaristo è accanto a monsignor Gennaro Acampa.

I Carafa al cimitero delle Fontanelle

Venerdì Santo si è svolto il primo concerto di musica sacra al cimitero delle Fontanelle, organizzato dall’Associazione Via Nova. È stato utilizzato l’ampio spazio della navata destra, dove non sono esposti resti umani. Si consolida così un indirizzo dato dalla Commissione Consultiva per il cimitero delle Fontanelle di non consentire più lo svolgimento di spettacoli, di qualsiasi genere, dove sono esposte le ossa.
Il concerto è stato un successo e indica una strada di valorizzazione del cimitero storico che Iris Fontanelle condivide molto. Nello stesso tempo il concerto ha evidenziato quelle carenze nella gestione su cui da tempo abbiamo presentato precise proposte.
Nel documento del mese di marzo 2016 pubblichiamo un documento dell’Archivio di Stato di Napoli, che indica il luogo dove era la tomba di Filippo Carafa prima di essere trasferito al cimitero delle Fontanelle all’inizio degli anni Settanta del Novecento.
Perché ricordare Filippo Carafa in occasione di un concerto di musica al cimitero delle Fontanelle?
Perché i Carafa hanno un ruolo importante nei successi della musica napoletana, che ha nella committenza aristocratica uno dei suoi punti di forza.
Il Settecento è un secolo di splendore per questo ramo dei Carafa, che sa destreggiarsi nel turbine delle vicende politiche europee, che portano in pochi anni il Regno di Napoli dalla fine del Viceregno Spagnolo, all’avvento del Viceregno Austriaco e, infine, con i Borboni, al Regno indipendente. Filippo vive tutto intero questo secolo, nasce infatti nel 1709 e muore nel 1793. Il fratello di Filippo, il duca Marzio Domenico, organizza a Maddaloni le manifestazioni con cui la nobiltà napoletana accoglie Carlo di Borbone in marcia verso Napoli per prendere possesso del Regno.
Giovanbattista Pergolesi compone il suo Stabat Mater, una delle opere più prestigiose del Settecento, ancora oggi tra le più eseguite durante la Settimana Santa, quando è al servizio dei Carafa di Maddaloni. Nella difficile e a volte mitica ricostruzione degli ultimi anni di vita del musicista napoletano una cosa è certa: il suo rapporto con i Carafa di Maddaloni. Studi recenti ipotizzano che proprio il duca Marzio Domenico abbia commissionato lo Stabat Mater per l’Arciconfraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori.
Leonardo Leo compose i sei concerti per violoncello per assecondare la passione del duca Marzio Domenico per questo strumento. Questi famosi concerti contribuirono a liberare il violoncello dal vecchio ruolo di basso continuo.
Lo Stabat Mater di Pergolesi è stato eseguito lo scorso 20 marzo nella basilica di santa Maria della Sanità. E’ auspicabile che anche le rappresentazioni di musica sacra diventino un momento permanente dell’identità del quartiere.
Per saperne di più sui Carafa di Maddaloni alle Fontanelle scarica da questo sito/pubblicazioni  il pdf del volume: Filippo Carafa conte di Cerreto e l’Arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore al cimitero delle Fontanelle, Napoli, Libreria Dante & Descartes, 2013.

Copia di Carafa archivio di Stato

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L’Arciconfraternita dei Santi Pellegrino ed Emiliano e il culto delle anime del Purgatorio

Anche questo documento si colloca,  indirettamente, nell’ambito delle ricerche sulla provenienza delle ossa che sono al cimitero delle Fontanelle.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta il culto delle anime del Purgatorio a Napoli si esaurisce, a testimonianza di una convinta adesione al messaggio del Concilio Vaticano II sul ridimensionamento delle devozioni a favore di un rinnovamento liturgico, che ha al centro Cristo e la parola di Dio.

Molti ipogei delle chiese vengono svuotati in un percorso che stiamo cercando di ricostruire. In alcuni casi le ossa vengono murate dietro gli altari, in altri vengono portate al cimitero delle Fontanelle o nelle sedi che le arciconfraternite hanno a Poggioreale.

Nel documento del mese di febbraio 2016 pubblichiamo la foto di una lapide che è non solo una testimonianza degli avvenimenti di quegli anni, ma che soprattutto ci parla della ricchezza di sentimenti che c’è, a volte, dentro alcune forme di pietà religiosa.

Quando viene decisa la rimozione delle ossa dall’ipogeo dell’Arciconfraternita dei Santi Pellegrino ed Emiliano, le anziane fedeli chiedono di poter proseguire la loro devozione nelle nuove forme, cioè le ossa devono essere tumulate e non esposte, e l’ottengono attraverso la disponibilità dell’ Arciconfraternita dei professori di musica, che concedono un ampio spazio nella loro struttura. Il trasferimento a Poggioreale avviene con un funerale.

Questo episodio mi è stato raccontato per la prima volta da Antonio Vitagliano.

Per saperne di più scarica da questo sito/Pubblicazioni il pdf del volume: Rocco Civitelli, Il cimitero delle Fontanelle dal secondo dopoguerra al concilio vaticano II in alcuni articoli di stampa con il racconto “Purgatorio” di Domenico Rea, Libreria Dante & Descartes 20014, p. 13.

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Gli eretici alle Fontanelle

Con il documento del mese di gennaio 2016 proseguiamo nel lavoro di ricerca e documentazione sulla provenienza delle ossa che si trovano nel cimitero delle Fontanelle.“ Chi morì fuori la comunione dei fedeli per essere interdetto o eretico o empiamente vivuto e mancato ai vivi, giacque dapprima insepolto o sotterrato nei campi profanamente;… Ancora dopo alcun tempo questi corpi di malvagi ebbero sepoltura oltre il Borgo della Sanità alle Fontanelle” [1].

Nelle ricerche sulla presenza delle bare dei Carafa di Maddaloni nel cimitero delle Fontanelle ho raccolto la notizia, che esse si trovano lì perché eretici.“Secondo alcuni si tratterebbe dei corpi di due eretici. Se quest’ipotesi fosse verificata, le Fontanelle erano anche il luogo di sepoltura di coloro che per i più diversi motivi non potevano essere sepolti in chiesa [2].

Pur essendo la fonte orale di assoluto rilievo e attendibilità, ho raccolto con prudenza la notizia che infatti si è rivelata sbagliata per quanto riguarda i Carafa. Le due bare provengono dall’ipogeo della Chiesa dei Sette Dolori a Montecalvario e sono trasportate alle Fontanelle dopo il Concilio Vaticano II. La notizia trova conferma nel Celano per quanto riguarda la presenza degli eretici alle Fontanelle.

Come e quanto questo problema della sepoltura degli eretici e degli empi, condannati da Dante all’Inferno, fosse sentito in passato ce lo testimonia anche l’affresco che si trova nel monastero napoletano delle 33. Qui le ossa dei fedeli sono ordinatamente disposte sotto la croce mentre le altre sono tra i denti dei cani.  “ E di cani e di augelli orrido pasto lor salme abbandonò” aveva scritto Omero cantando la guerra di Troia.

Solo nell’Ottocento questa tragica consuetudine verrà superata dalla pietà laica e religiosa.

[1] Carlo Celano, Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli, a cura di Giovanni Battista Chiarini, Edizioni dell’Anticaglia, volume V Tom II p.474. [2] Rocco Civitelli, Il cimitero delle Fontanelle, Dante & Descartes, 2012, p.32

Padre Evaristo chiede la gestione del cimitero delle Fontanelle

Per il documento di dicembre 2015 pubblichiamo la lettera con cui padre Evaristo Gervasoni, parroco della Parrocchia di Maria Santissima del Carmine alle Fontanelle, ha chiesto la gestione del cimitero delle Fontanelle

Al dott. Nino Daniele

Assessore alla Cultura del Comune di Napoli

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Gentilissimo assessore,

pur apprezzando vivamente gli sforzi da lei fatti per cercare di riportare in un ambito di civiltà la gestione del cimitero delle Fontanelle, siamo ben lontani dallo sperare di raggiungere in tempi brevi un risultato adeguato.

L’incontro con la Commissione Consultiva nominata dalla Giunta Comunale è stato utile perché ha evidenziato:

– la complessità e l’urgenza dei problemi aperti;

– la rigidità della gestione di Napoli Sevizi che, al di là della buona volontà dei singoli, è stretta in un mansionario inapplicabile che, di fatto, non va oltre la mera gestione del servizio di sorveglianza;

-la necessità di avere un forte coordinamento tra direzione religiosa e direzione culturale così come richiede la specificità del luogo che è nello stesso tempo luogo sacro e bene culturale;

– la necessità di reperire risorse per l’allestimento di un’adeguata informazione per i visitatori.

– che, di fatto, si realizzano vuoti di gestione nei quali si insinuano pericolosi fatti illegali;

– che i tempi di approvazione di provvedimenti urgenti dell’assessorato e di un regolamento della giunta sono difficili da prevedere;

In queste condizioni, l’afflusso di visitatori, certamente positivo, ha caratteristiche tali che sta arrecando danni irreparabili alla struttura e non rispetta i più elementari canoni di comportamento dovuti in un luogo di riposo per i defunti.

Di fronte a questa situazione, oggettivamente incontestabile, sento il dovere, nella qualità di parroco della chiesa costruita con grande concorso di popolo e di cappellano designato dalla curia arcivescovile, di chiedere che mi venga affidata la gestione del cimitero delle Fontanelle.

La parrocchia ha, al suo interno, competenze per assicurare al cimitero storico le funzioni religiose e anche l’adeguata valorizzazione del bene culturale. Ha, infatti, non solo riproposto momenti dell’anno liturgico dentro il cimitero, ma ha anche stimolato un’azione di volontariato che, senza chiedere un euro di finanziamento pubblico, ha portato avanti ricerche e pubblicazioni, che oggi sono punto di riferimento per la storia del cimitero.

L’assegnazione della gestione al parroco è, inoltre, in linea con la storia del cimitero. Negli anni Settanta dell’Ottocento, dopo che il canonico della cattedrale Gaetano Barbati guidò, insieme al Consigliere Comunale, poi Senatore del Regno, Pasquale Placido, la sistemazione dell’ossario, le chiavi furono affidate al parroco di Materdei. La memoria di questa scelta si è poi perduta nel turbine del secondo dopoguerra, che a Napoli ha travolto tante cose.

Naturalmente, è auspicabile che i contenuti del provvedimento amministrativo siano rapidamente definiti, con l’augurio che il ruolo del Comune, sollevato dalla quotidianità della gestione, sia rivolto a raccordare il cimitero al territorio e a collocarlo nella sua azione di promozione e valorizzazione della città di Napoli.

Distinti saluti

Napoli 12.6.2015

                                                                                                   Il Parroco

                                                                                          Evaristo Gervasoni

Parrocchia Fontanelle Richiesta gestione cimitero

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