Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

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Momenti di storia del Rione Sanità

Il Rione Sanità è sicuramente uno dei luoghi più famosi di Napoli. Ma qual è la sua storia?

Nelle ultime settimane ci sono stati avvenimenti che ce ne hanno parlato.

Il primo è la presentazione all’Università Vanvitelli di un libro: “Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte”. È la storia del simbolo più prestigioso di una diffusa realtà industriale e artigianale del Rione nel settore della lavorazione delle pelli e nell’abbigliamento, dove erano impegnate migliaia e migliaia di lavoratrici e di lavoratori. La stampa ha riportato la foto di Mario Valentino a piazza del Duomo a Milano assieme agli altri protagonisti del made in Italy, da Versace ad Armani e Missoni. Nel bel volume edito da Skira e curato da Ornella Cirillo, Mario Valentino dice: “Qui ci sono i migliori operai al mondo”.  La fabbrica, che si trova alle Fontanelle proprio davanti al famoso cimitero, nel 1972 aveva 600 dipendenti.  In quegli anni ci sono state nelle fabbriche e nel territorio lotte contro il sotto salario e la mancanza di regole nel lavoro a domicilio che hanno segnato la storia del movimento operaio a Napoli e di cui ha parlato in un saggio sulle Fontanelle Annalola Geirola, una delle protagoniste di quelle battaglie, che sarà segretaria nazionale della Cgil.

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L’altro avvenimento è un dibatto sull’opera di Giuseppe Mastriani, che c’è stato alla Società Napoletana di Storia Patria. Mastriani, che abitava alla Sanità, è stato per me decisivo per la ricostruzione della storia del cimitero delle Fontanelle e mi fa piacere che alla sua opera si dia il dovuto risalto.

Durante l’incontro è stato esposto un ritratto su legno del romanziere realizzato all’inizio del Novecento da Carmine Castaldi, un artigiano della Sanità. È una bella testimonianza di quell’artigianato del legno in cui centinaia di lavoratori erano impegnati in una produzione di qualità. Il quadro è stato portato per l’occasione dal nipote di Carmine Castaldi, che si chiama anche lui Carmine, storico delegato dell’Alfasud che, pur essendo avanti negli anni, continua la tradizione artigiana della sua famiglia.

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Un imprenditore, Valentino, un romanziere, Mastriani, un artigiano, Castaldi e una giovane comunista, Geirola. Momenti di una storia del Rione Sanità che anche come IRiS Fontanelle vogliamo contribuire a non far dimenticare.

IRiS Fontanelle a It.a.cà – Napoli 12-14 ottobre 2018

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La rappresentazione della morte a Napoli.

Una ricerca in corso…

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“Napoli mi ha ispirato per il senso della morte da cui è pervasa”, così alcuni anni fa Gregor Schneider, in un’intervista a “La Repubblica” in occasione della sua mostra a Napoli alla Fondazione Morra Greco.

Napoli una città pervasa dal senso della morte?

Allora sembrò una provocazione, oggi si può dire che anticipava quello che sarà il dark napoletano. La cappella Sansevero, Napoli Sotterranea, il cimitero delle Fontanelle, il Tunnel borbonico, la chiesa di Purgatorio ad Arco, le catacombe del Rione Sanità sono i luoghi più famosi di una nuova realtà fatta di cultura e di impresa, parte importante del brand con cui viene oggi diffusa l’immagine di Napoli nel mondo.

Un dark napoletano che si affianca all’antica e imperdibile suggestione del rapporto tra la spettacolare bellezza del Golfo di Napoli e la forza sterminatrice del Vesuvio.

Un nuovo capitolo di uno dei tratti caratteristici della storia della cultura napoletana, cioè la sua capacità di aprirsi al nuovo e di rielaborarlo in forme spesso originali e caratterizzanti la sua identità.

In molti luoghi, in particolare in quelli di forte impatto turistico, la morte viene proposta secondo gli stereotipi che caratterizzano la religiosità napoletana: a volte secondo quello magico, altre volte quello pagano e superstizioso. Quei tratti cioè che, uniti alla spontaneità e al colore dei ceti popolari, formano la cosiddetta napoletanità.

Altre proposte invece colgono una specificità napoletana che viene innanzitutto dall’arco temporale che viene offerto: dal lago d’Averno ritenuto da Virgilio l’ingresso nell’Ade, l’aldilà della civiltà greco romana, fino al Museo d’arte contemporanea con la sala dedicata ai teschi di Rebecca Horn. Noi vogliamo cogliere soprattutto la qualità del dark napoletano. A Napoli non ci sono siti inquietanti e leggende nere. I tratti caratterizzanti il dark: i toni scuri, le auree gotiche e le tematiche depressive sono estranee alla città. Il Tanatostourism napoletano non è fatto di orrore. In alcuni luoghi non solo non c’è il macabro, ma troviamo una spettacolare e moderna rappresentazione della morte intrisa di un’antica spiritualità, come al cimitero delle Fontanelle.

Attualmente sono molti i viaggiatori e i turisti, i ricercatori italiani e stranieri che, sulle orme di Schneider, ritengono interessante osservare e capire come una città di antica e complicata religiosità vive il rapporto con la modernità e quindi quale rapporto c’è oggi a Napoli tra dark, turismo e fede. Il nostro lavoro di ricerca si inserisce in questo contesto e la nostra presenza a It.a.cà vuole sottolineare come un turismo responsabile ha oggi il compito di delineare una nuova realtà del centro storico e non trasformarlo in un parco a tema.

Affronteremo questi suggestivi interrogativi ben consapevoli che il tema della morte e del morire è eterno e sterminato.

Sarà un itinerario attraverso i duemilacinquecento anni di storia della città. Parlare di storia a Napoli non è facile. È un territorio che rifiuta la storia. Preferisce esprimersi o ricostruirla  attraverso la musica, i generi letterari, in particolare il teatro, a volte il romanzo.

Noi ci proveremo limitando il nostro racconto alle arti figurative, con qualche puntata nella letteratura, da Giuseppe Marotta a Totò; nel cinema, da Roberto Rossellini in “Viaggio in Italia” a Comencini in “Gomorra”. Il nostro itinerario immaginario partirà dai mosaici pompeiani che ci parlano della morte nel mondo pagano, per continuare con il passaggio dalla morte rinascimentale a quella barocca, per arrivare ai culti del Purgatorio nell’Ottocento e delle capuzzelle nel Novecento e finire al Madre, il Museo dell’arte contemporanea, dove una sala richiama l’esposizione dei teschi realizzata da Rebecca Horn in piazza del plebiscito nel 2002. Percorreremo strade segnate da edifici con antichi teschi di bronzo, di marmo e di pietra e con le immagini della street art; saliremo infine le scale del palazzo de Liguori di Presicce per vedere come il nostro tema è stato ed è vissuto anche negli spazi privati.

Il giorno dopo, chi ha seguito il seminario potrà partecipare ad una visita guidata al cimitero delle Fontanelle per verificare sul campo che cos’è oggi la rappresentazione della morte a Napoli.

 

 

Quale rapporto tra turismo e Memoria, tra turismo e Sacro

Il turismo a Napoli è certamente una grande risorsa da consolidare e sviluppare, ma, come sempre accade con il nuovo, pone interrogativi e chiama a scelte politiche che costruiscono l’identità di una comunità

In queste ultime settimane piccoli episodi hanno messo in evidenza una questione rilevante: quale rapporto si sta creando tra turismo e memoria e tra turismo e sacro.

Ho visto la mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia nel salone della Camera di Commercio. Ancora una volta mi sono emozionato e interrogato su come sia stato possibile un simile orrore. Mi sono tornate in mente le polemiche aspre sui selfie ed e in generale sulle modalità con cui vengono fatte le visite guidate ad Auschwitz. C’è il pericolo che diventi la visita ad uno dei tanti luoghi del dark tourism, oggi così di moda, e non sull’orrore e soprattutto sulle cause che lo hanno determinato, annullando così le responsabilità su secoli di razzismo dell’Occidente e in Occidente.

Nei giorni scorsi un intervento di Gennaro Matino su Repubblica ha affrontato il tema del rapporto tra fede e folclore. Posta così è una questione datata e cristallizzata in scontri e dibattiti del secolo scorso sul popolare. A me sembra che il rapporto sia oggi tra turismo e sacro. E cioè possono gli allestimenti museali e le visite guidate, per esempio, al cimitero delle Fontanelle eliminare un sacro che anche a Napoli è ricerca di spiritualità e di speranza? Si può ridurre il luogo a testimonianza della superstizione e del paganesimo del popolo napoletano perché questo richiede il dark tourism?

Non meno interessante è stata la presentazione della ricerca di Antonio Borrelli su memoria collettiva e festa della Madonna della Neve a Ponticelli. Qui in un provocatorio e brillante intervento Valerio Petrarca, docente di antropologia culturale alla Federico II, ha così sintetizzato la questione: su questa strada tanto vale affidare i luoghi di culto e la memoria collettiva all’Azienda Autonoma del Turismo.

Il Ministro Dario Franceschini al Rione Sanità

Ieri le associazioni del Rione Sanità hanno incontrato il Ministro Dario Franceschini nella basilica di San Gennaro prima della messa in suffragio di Totò.

Di seguito alcuni passi dell’intervento di Rocco Civitelli per IRiS Fontanelle. 

“Il nostro lavoro è diretto innanzitutto a contrastare i luoghi comuni che schiacciano l’identità di Napoli: i napoletani sfaticati, ancorati ad una dimensione religiosa magica e pagana, capaci di esprimersi solo attraverso pizza e mandolino.

Consapevoli che spesso questa immagine viene alimentata da scelte e comportamenti di una parte della cultura e del ceto politico della città e che è in atto una trasformazione dell’immagine di Napoli nel mondo, attraverso il paradigma della napoletanità.

Per secoli la cultura è stato un punto di forza dell’identità napoletana, oggi non è più così. Ma ricordare Tommaso d’Aquino, Vico e Croce non basta. Contano le scelte che facciamo oggi. Qui commemoriamo giustamente Totò, ma non in quanto maschera della napoletanità, ma punto alto della professionalità e della creatività del lavoro napoletano nel teatro e nel cinema. Un settore del mondo del lavoro napoletano che che ha avuto un passato, ha un presente, con Martone e Sorrentino, e a cui dobbiamo costruire un futuro.
Abbiamo difficoltà a tradurre le iniziative temporanee in strutture permanenti, non importa se pubbliche o private. Esemplare è la vicenda del museo di Totò, o del teatro e del cinema napoletano, così come del museo della musica. Discussioni inconcludenti aperte da decenni.
Oggi alla Sanità c’è un fermento culturale straordinario, si può vincere, ma si può anche perdere come è stato con il Rinascimento napoletano negli anni 90.

Alla Sanità IRiS è impegnato su tre fronti

Il cimitero delle Fontanelle. Le catacombe di San Gennaro e il cimitero delle Fontanelle rappresentano l’alfa e l’omega di come possono essere gestiti e valorizzati i beni culturali. Le catacombe sono l’esempio positivo, il cimitero è l’esempio negativo. Alle Fontanelle non si paga il biglietto e si spendono trecentomila euro all’anno per una gestione ordinaria che non assicura i livelli minimi di tutela del bene; non c’è un’indicazione che dia al visitatore la possibilità di orientarsi e conoscere la storia dell’ossario, accreditando consapevolmente il cimitero come parco a tema della superstizione e del paganesimo del popolo napoletano.

La scuola. Negli anni 60 alla Sanità fu costruito un formidabile sistema scolastico. Centinaia e centinaia di ragazzi provenienti da altri quartieri ogni mattina entravano nel Rione. Quel sistema scolastico è stato irresponsabilemente smantellato. Dietro le difficoltà che ci sono nel contrastare i fenomeni criminali che oggi devastano il Rione ci sono sicuramente i limiti culturali e pratici dell’azione repressiva, ma c’è anche, e forse soprattutto, l’incapacità di indicare agli adolescenti, a tutti gli adolescenti, un futuro e una strada per raggiungerlo.

Il territorio. Il Rione Sanità ha un passato di grandi tradizioni nell’industria delle pelli e nell’artiganato. Di tutto questo se ne sta perdendo anche la memoria. Oggi ci sono le condizioni per costruire un Distretto Culturale. La nascita della Fondazione San Gennaro va in questa direzione, ma non basta. Prevalgono chiusure individualistiche e di piccoli gruppi; mancano le Istituzioni e l’associazionismo. Il progetto Vergini-Sanità approvato dal MiBACT può rappresentare un’imporante occasione. Stiamo ricostruendo la storia del mancato distretto industriale, affinchè gli errori di allora, innanzitutto lo sfruttamento e la precarietà dei lavoro, non si ripetano”.

Ancora sul culto delle anime del Purgatorio a Roma

Il documento del mese di Febbraio 2017 presenta la  rivista “Il Purgatorio visitato dalla carità dei Fedeli”.
La rivista, che ha iniziato le pubblicazioni  a Roma nel 1894 e le ha terminate nel 1985, è particolarmente interessante perché consente di verificare come il culto del Purgatorio si sia sviluppato  all’ombra del Vaticano dalla seconda metà dell’Ottocento ad oggi e come questo percorso corrisponda a quello da noi ricostruito nel cimitero delle Fontanelle attraverso lapidi, epigrafi e documenti d’archivio.
Troviamo infatti qui scandite le quattro tappe del culto in questo periodo: straordinaria diffusione come culto di penitenza e di espiazione promosso dal Vaticano dopo la caduta del potere temporale del Papa, sua trasformazione in “memento mori” negli anni 30 del Novecento dopo i Patti Lateranensi, impennata nell’immediato dopoguerra per le dure condizioni di vita della popolazione e, infine, sostanziale declino dopo il concilio Vaticano II.
La rivista è stata fondata dall’Associazione del Sacro Cuore di Gesù, che ha sede nella parrocchia del Sacro Cuore a Roma sul lungotevere Prati. Della storia di questa parrocchia e del suo singolare museo dedicato alle anime del Purgatorio abbiamo parlato nel documento del mese di gennaio 2017.
Altri elementi interessanti emergono poi dalle attività della parrocchia del Sacro Cuore a Roma.
– II fatto che essa fu costituita da sacerdoti francesi; dalla Francia, infatti, sono venuti sempre contributi fondamentali per il culto del Purgatorio;
– che era collegata a Napoli con la Basilica del Gesù Vecchio la quale, alla fine dell’Ottocento, propose la celebrazione del IX anniversario della istituzione della “festa dei morti” ad opera di Odilone, Abate di Cluny (Francia). La proposta fu accolta dal Vaticano e celebrata in tutto il mondo.
La rivista era diffusa anche a Napoli e ne abbiamo trovato alcune annate nell’Emeroteca Tucci.

Il Documento del Mese nel 2017

Anche quest’anno IRiS Fontanelle continuerà a presentare documenti partendo dal territorio in cui oggi sta operando: le Fontanelle, dove c’è una realtà significativa per i settori di ricerca dell’Istituto e cioè il lavoro e la religiosità.

Qui infatti ci sono, una accanto all’altra, strutture che interrogano la nostra storia, il nostro presente e quindi il nostro futuro: il cimitero, le fabbriche e la scuola.

Sono strutture in evoluzione. Hanno un passato denso e sono oggi oggetto di scelte che a volte sono parziali, a volte sbagliate, a volte, raramente, giuste.

E quindi il loro futuro è incerto.

Spesso si dimentica che il futuro non si costruisce evocando la storia, ma con le scelte che si fanno nel presente. La storia ci dice da dove veniamo, ma non dove andiamo. Sono le scelte del presente che ci dicono dove stiamo andando.

Non ci chiuderemo nel nostro territorio, cercheremo di vedere anche come le questioni che in questo territorio vengono alla luce sono affrontate e risolte in Italia e in Europa.

La novità di quest’anno sarà la nostra ricerca sul lavoro alle Fontanelle e al Rione Sanità, ieri la lavorazione delle pelli, oggi l’impresa culturale e il lavoro culturale.

Tema privilegiato sarà anche quest’anno il cimitero delle Fontanelle. Negli anni scorsi abbiamo ampiamente dimostrato, con il lavoro di ricerca e documentazione, che l’ossario non è un monumento rappresentativo della superstizione e del paganesimo del popolo napoletano, ma una testimonianza dell’arroccamento e del ruolo della Chiesa napoletana di fronte alle trasformazioni e alle tragedie vissute dalla città nell’Ottocento e nel Novecento.

Nei prossimi mesi vogliamo dare un contributo affinché il cimitero non diventi un parco a tema, ma conservi il suo carattere di luogo sacro e sia momento e centro di riflessione sul mistero della morte nei nostri giorni, aprendo la prospettiva per la costruzione di un più ampio progetto che investa l’area del Rione Sanità, dove vi sono luoghi e opere che ci parlano della storia delle sepolture a Napoli negli ultimi duemila e cinquecento anni.

Vogliamo contribuire a costruire un rapporto nuovo tra turismo e cultura, in cui la nostra storia non si esaurisca nella pizza e l’innovazione non si limiti al “cuoppo”.

Nella ricerca e nella proposta è il ruolo di IRiS Fontanelle. Un contributo alle scelte che quotidianamente le imprese culturali, le associazioni, le Istituzioni civili e religiose napoletane, cioè il Comune e la Chiesa, l’Assessorato al Turismo e alla cultura e il Cappellano del cimitero e la Municipalità sono chiamate a fare.

nelle foto: il campo sportivo della scuola delle Fontanelle e la fabbrica Mario Valentino

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Un nuovo contributo alla storia del Purgatorio a Napoli

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Cimitero delle Fontanelle: gestione pessima

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Nelle settimane scorse è stato siglato un protocollo d’intesa tra il Sindaco e il Parroco della chiesa del cimitero Fontanelle. Si deve ora procedere alla stipula della convenzione.

La richiesta della Parrocchia di tornare a gestire l’ossario nasce dalla volontà di contribuire a risolvere problemi che, pur ampiamente noti e dibattuti, restano inspiegabilmente aperti.

Il problema principale è che la gestione non è regolamentata. Non vi è alcun cartello che indichi a quali norme debba attenersi il visitatore, manca qualsiasi forma di controllo diretto o attraverso videocamere. Il Comune ondeggia tra il considerare il cimitero un luogo sacro, un luogo di culto, oppure solo un bene culturale. E la difficoltà deriva dal fatto che non spetta al Comune decidere se un luogo è sacro ed è di culto, spetta alla Chiesa. Ed è la Chiesa che indica in quale modo si debba eventualmente svolgere il culto.

Abbiamo così visitatori che scavalcano le transenne e toccano le ossa, altri che, invece di utilizzare le cassette per le elemosine, depongono monetine sui crani; alcuni, un po’ maldestri, provocano crolli delle composizioni ossee o delle statue, altri spostano teschi collocandoli in nuove urne, anche in cassette di plastica. Abbiamo assistito in questi anni a di tutto e di più. Liturgie nei giorni dei morti e delle ceneri, via crucis, cerimonie massoniche, esibizioni tra i teschi di attori, cantanti e modelle. E da qualche mese anche spettacoli musicali.

Le conseguenze sono da un lato danni spesso irreparabili all’ossario e dall’altro un’immagine di Napoli che asseconda uno tra più noti luoghi comuni e cioè di una religiosità dei napoletani intrisa di paganesimo e superstizione. Mentre la realtà è che siamo di fronte alla storica incapacità del Comune di gestire i suoi cimiteri storici.

Un secondo problema è la gratuità dell’ingresso. Il comune di Napoli, proprietario, ne ha affidato la custodia ad una sua partecipata, la Napoli Servizi, che effettua l’apertura giornaliera e assicura anche le aperture straordinarie per le manifestazioni culturali e religiose che vi si svolgono. La Napoli Servizi fornisce anche, attraverso suoi operatori culturali, che a volte fanno anche da guida gratuita, un minimo di informazioni. In sintesi, si può dire che vi sono impegnati, in media, quattro lavoratori. Tra personale e manutenzione ordinaria vi è una spesa di circa duecentomila euro l’anno. Questa spesa è tutta a carico della collettività, mentre, in parallelo, associazioni e imprese turistiche che fanno visite guidate a pagamento guadagnano ogni sabato e ogni domenica migliaia di euro e da poco vi sono anche aperture straordinarie per spettacoli musicali a pagamento.

Ci chiediamo il perché di queste anomalie che non hanno riscontro non solo in Italia e in Europa, ma anche negli altri siti sotterranei di Napoli. La gratuità è ancor di più incomprensibile in una città dove il Sindaco e i suoi assessori non fanno altro che lanciare urla e gemiti per la mancanza di fondi e dove tanti servizi, tra i quali quelli per i disabili, sono stati ridotti.

Il protocollo dovrebbe dunque avviare una fase nuova, la lettura del testo è però di una genericità che lascia esterrefatti. I temi della gestione saranno affrontati o no?

Noi pensiamo che debbano essere affrontati e debbano avere risposte il linea con quello che avviene negli altri cimiteri storici d’Italia e d’Europa.

Senza provincialismo, si può guardare alla gestione di altre realtà simili: le cripte dei cappuccini di Roma e di Palermo, gli ossari del Risorgimento della valle Padana e, soprattutto, le catacombe-ossario di Parigi, a cui si è ispirata la realizzazione nell’Ottocento dell’ossario napoletano.

E infine, avrà ancora un ruolo la Commissione consultiva sul Cimitero delle Fontanelle istituita nel 2015 dalla Giunta Comunale, dopo che la stampa aveva denunciato con fermezza il degrado in cui versava il cimitero? E se si, quale?

Rocco Civitelli

Presidente di IRiS Fontanelle – Istituto di ricerche storiche e documentazione

Pubblicato su La Repubblica Napoli del 18.10.2016

Il Giubileo dei domenicani a Napoli

L’immagine della Madonna dell’Arco è rientrata a S. Anastasia, dopo essere stata esposta per una settimana a San Domenico Maggiore. È stata una iniziativa devozionale nuova, che si è svolta nel quadro delle celebrazioni della Provincia meridionale di San Tommaso d’Aquino per il Giubileo Domenicano e cioè per l’Ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Ordine dei Predicatori.

Sulla stampa, se non sbaglio, solo Gennaro Matino, sulla Repubblica, ha dedicato un’adeguata attenzione all’avvenimento, sottolineando i limiti e l’arretramento, rispetto al Concilio, di un devozionismo esasperato e, per certi versi, la sua pericolosità quando diventa canale di tentativi di egemonia culturale della criminalità organizzata. Ci sono però anche altre questioni oltre quelle poste dal teologo napoletano, che a me paiono importanti. Per esempio, da chi è partita l’iniziativa? Qual è il suo obiettivo? Ma mi voglio soffermare qui solo su due aspetti che sono normalmente ignorati.

Il primo. Nella recente storia napoletana, il devozionismo a livello di massa si accentua quando, dopo vere e proprie spallate progressiste, strati importanti, ma poveri, della popolazione si sentono smarriti e privi di riferimenti ideali e politici. È quello che è avvenuto nei decenni postunitari e nel secondo dopoguerra, è quello che avviene oggi. A questo devozionismo degli strati più poveri corrisponde una vivacità di strati culturali significativi della città. Basterà fare riferimento, per il periodo postunitario, all’esplosione della musica napoletana, o all’epopea della bella époque e, per il periodo durissimo del dopoguerra, a Domenico Rea e Eduardo De Filippo. Il fermento culturale dei nostri giorni è un dato di fatto, così come un’accentuata ripresa del devozionismo. Sono realtà che tendono ad ignorarsi, ma a volte sono determinanti nell’affermazione di élite politiche incapaci di guidare la città verso il nuovo.

Il secondo aspetto riguarda i contenuti del Giubileo domenicano, che evidenziano come, di fronte ad una domanda che si rivolge alla religiosità, la chiesa napoletana risponda, ormai da tempo e diversamente da altre stagioni, solo guardando indietro e riproponendo o inventando nuove devozioni. Nel leggere le celebrazioni del Giubileo delle altre Province italiane Domenicane balza agli a occhi una differenza. Due esempi: a Bologna viene pubblicata e messa on line una nuova edizione, con traduzione a fronte, della “Somma Teologica” di Tommaso d’Aquino e a Torino viene presentata una pubblicazione su “I domenicani e la letteratura”.

Ne ho parlato con un domenicano che mi ha risposto, un po’ seccato, che al Nord hanno soldi e hanno una casa editrice, “Edizioni Studio Domenicano”, e quindi possono fare anche pubblicazioni. Risposta poco credibile. E’ possibile che non si sia trovato un finanziamento per commemorare adeguatamente la lunga e importante presenza dei domenicani a Napoli? E’ più credibile che non sia stato cercato, o sia stato cercato male.

Sono i limiti della politica e della cultura napoletana, sia laica che religiosa, incapace di misurarsi con il nuovo che oggi è la valorizzazione dei beni culturali e il fare impresa culturale, cioè produrre ricchezza con la cultura. La pubblicazione di un libro ha un retroterra innanzitutto di “lavoro” culturale, ma anche economico e occupazionale, che a Napoli è stato sempre sottovalutato. Ci collochiamo sempre di più nel ciclo basso della produzione culturale. Come dice un amico religioso, facciamo “solo lo sbigliettamento nei musei”. E poi ci meravigliamo che i giovani qualificati vanno via.

La presenza della Madonna dell’Arco a San Domenico Maggiore, nel corso della settimana e anche nella cerimonia finale, ha registrato poca partecipazione. Lo stesso priore di San Domenico all’inizio e alla fine della liturgia di sabato si è rammaricato per le assenze sia dei fedeli, che delle tante associazioni. Speriamo che ci si rifletta.

Rocco Civitelli

Pubblicato su La Repubblica Napoli del 24.6.2016

Foto di Tommaso Battimiello

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La cella di Tommaso d’Aquino a San Domenico Maggiore

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Michele Campanella e Maurizio De Giovanni al cimitero delle Fontanelle

Ieri è stata una giornata importante per noi di Iris Fontanelle. La Parrocchia e il Comune ci hanno chiesto di dare una mano non solo all’organizzazione dell’evento, che ha visto Michele Campanella e Maurizio De Giovanni protagonisti di una bella giornata, ma anche di illustrare brevemente la storia dell’Ossario. Li ringraziamo.
Ho cosi parlato della nostra associazione e della storia del cimitero.
Ad un certo punto Nino Daniele, l’assessore che presiedeva l’incontro, mi ha chiesto di chiudere l’intervento ed io ho subito aderito alla sua richiesta, in quanto ero andato oltre i limiti di tempo che ci eravamo dati.
Ciò che però mi ha colpito è stato che, sceso dal palco, Antonella Cristiani, la curatrice della nostra linea editoriale, mi ha indicato una signora che aveva commentato l’interruzione dell’assessore dicendo: “ io avrei continuato a sentirlo con piacere” e, indicandomi la signora, le ha regalato compiaciuta una delle nostre pubblicazioni.
Io poi mi sono allontanato dal palco per seguire alcuni aspetti organizzativi dell’evento e altre persone si sono avvicinate a me e agli altri soci di Iris presenti e hanno manifestato il loro interesse per il nostro lavoro di ricostruzione storica, che dimostra perché l’interpretazione del cimitero delle Fontanelle, come un momento di autonomia e di contrapposizione degli strati popolari alla chiesa istituzione, sia priva di fondamento e come, invece, il luogo rappresenti un momento della complicata storia della contrapposizione della chiesa napoletana alla modernità negli ultimi due secoli.
In questa luce, l’interruzione dell’assessore invita alla riflessione e ad andare avanti, perché ha certo raccolto l’umore di alcuni, smaniosi di sentire Campanella e De Giovanni e , giustamente, non me, ma non ha colto anche l’interesse che c’era in un’altra parte del pubblico ad una storia diversa, e documentata, da quella che enfatizza il cimitero come simbolo della superstizione e del paganesimo del popolo napoletano, il paradigma della cultura popolare.
Anche l’articolo di Carlo Franco, che abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Fb, parla di “ spettatori … ancora capaci di rispondere al richiamo ancestrale della cultura popolare, … in qualche modo rincuorati dalla “presenza” delle quarantamila anime “pezzentelle”, cioè senza nome e senza affetti”.
Come dire che l’anomalia napoletana è data non tanto da quello che dicono gli altri sui napoletani, ma dalla pigrizia della città, incapace di andare oltre gli stereotipi. Questione antica che si ripropone oggi di fronte alla domanda nuova di identità, e quindi di storia, che a Napoli è dirompente. E quando poi lo stereotipo romantico della cultura popolare diventa il brand decisivo per l’affermazione del turismo a Napoli, la frittata è ancora una volta fatta.

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