Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

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Il nostro lavoro

Il nostro lavoro

È giusto dedicare il primo articolo che appare sul nostro sito alle nostre ricerche: quelle che abbiamo fatto, quelle in corso e quelle che intendiamo fare.

L’asse del nostro lavoro, portato avanti attraverso documenti e ricerche sul campo, è il rifiuto del luogo comune che tanto pesa sull’identità di Napoli: i napoletani sono superstiziosi e sfaticati. Abbiamo individuato due luoghi simbolo: il cimitero delle Fontanelle e l’Alfasud.

Il legame che unisce le due vicende è un determinismo antropologico che nasce fuori da Napoli, ma che resiste perché alimentato da alcune correnti della stessa cultura napoletana, da Matilde Serao a Domenico Rea, a Enzo Moscato. Sono autori di successo perché, al di là del valore artistico delle loro opere, incontrano un senso comune, una tradizione inventata, ma ormai consolidata, nella rappresentazione della città nel mondo: la napoletanità. Ne è testimonianza l’accentuazione a cui assistiamo oggi dei tratti magici e superstiziosi nella rappresentazione della realtà napoletana.

Non è un dibattito astratto, lontano dalle scelte che la città ha fatto e fa: oggi non si parla più della scuola o delle fabbriche delle Fontanelle, ma del suo cimitero. La politica è infatti subalterna a questa rappresentazione.

Per quanto riguarda l’Alfasud, intendiamo ricostruire la storia di questa fabbrica dalla sua nascita al passaggio alla Fiat e cioè da luogo che, per il suo “assenteismo anomalo e ricorrente”, fu simbolo dell’incompatibilità tra cultura napoletana e cultura industriale a una “normale” fabbrica della Fiat.

Questa ricostruzione si baserà sulle ricerche pubblicate nei Quaderni dell’Archivio Storico della Fiom di Pomigliano d’Arco e sui rapporti che intendiamo costruire con l’archivio dell’Istituto Gramsci di Torino, per documentare come Torino visse la nascita e la vita della fabbrica napoletana fino al suo passaggio alla Fiat.

Sul cimitero delle Fontanelle siamo partiti da alcuni interrogativi, innanzitutto i più semplici: da chi e quando è stato costruito, di chi sono le ossa, perché non sono sepolte ma esposte. Poi quelli più complessi: che cos’è il culto delle anime del Purgatorio, quando ha avuto inizio alle Fontanelle e quando è finito. Fino ad arrivare a problematiche ardue come la religiosità popolare, la pietà religiosa, la pietà popolare.

Abbiamo ottenuto, crediamo, risultati importanti. Tra questi ci piace sottolinearne almeno uno: abbiamo risolto l’enigma della presenza di due bare della più prestigiosa famiglia aristocratica napoletana, i Carafa, nel cimitero delle anime pezzentelle.

Oggi stiamo lavorando sui seguenti filoni:

-il rapporto tra l’ossario delle Fontanelle e gli ipogei napoletani;

-il rapporto tra l’ossario delle Fontanelle, gli ossari del Risorgimento e le catacombe di Parigi;

-le radici della specificità del culto delle anime del Purgatorio alle Fontanelle e cioè l’adozione delle capuzzelle;

-l’iconografia del Purgatorio;

-le devozioni e il Concilio Vaticano II.

Siamo quindi usciti dalle Fontanelle e stiamo facendo ricerche sulla presenza del culto a Materdei, nell’archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, nella biblioteca del Francescani a Santa Chiara, nella pianura padana e in Francia.

Diffondiamo i risultati delle nostre ricerche attraverso pubblicazioni e visite guidate.

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