Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

La Rappresentazione della morte a Napoli – Un saggio a puntate – n.7

Puntata n.7

IL MITO DI ORFEO ED EURIDICE NELL’EUROPA DEL ‘900:

All’inizio del Novecento Napoli fu meta privilegiata di molti artisti europei che vennero qui per trovarvi ispirazione per le loro opere: Pablo Picasso e Igor Stravinsky furono colpiti dalla maschera di Pulcinella, Jean Cocteau e Rainer Maria Rilke dal bassorilievo di Orfeo ed Euridice.

Cocteau, drammaturgo francese, propone una rilettura del mito. Nell’Orfée, composto tra il 1925 e il 1926, Hermes accompagna Orfeo presso lo specchio, la porta d’accesso agli inferi: “Vi svelo il mistero dei misteri. Gli specchi sono le porte attraverso le quali la Morte va e viene. Non ditelo a nessuno. D’altronde guardatevi per tutta la vita in uno specchio e vedrete la Morte lavorare come le api in un alveare di vetro.”

Nel 1904 Rilke, poeta e drammaturgo austriaco, scrive “Orfeo. Euridice. Hermes”, riproducendo in parole le figure del bassorilievo napoletano. Orfeo infatti è descritto da Rilke come:

“L’uomo snello per primo
avvolto nel suo manto azzurro
guardava avanti a sé impaziente e muto.
Le sue mani erano tese e serrate,
immemori di quella cetra lieve
che era cresciuta sulla sua sinistra
come tralcio di rosa sull’olivo”.

Ed ecco Euridice, “chiusa in sé, come in una speranza più alta
non un pensiero per l’uomo che cammina avanti
né per la strada che la porta ai vivi
E tutta immersa
nella sua pienezza di essere in morte
Null’altro essa capiva”.

La conseguenza di tutto ciò è che quando Hermes si volge verso Euridice per comunicarle che lo sposo si è girato, ella risponde: “Chi?”. Il mondo dei morti e il mondo dei vivi non hanno più possibilità di comunicare, ed Euridice, facente parte del primo, ha dimenticato il secondo, e così anche Orfeo.

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Foto: Jean Cocteau e Rainer Maria Rilke

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