Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

Archivi mensili per giugno, 2016

Il Giubileo dei domenicani a Napoli

L’immagine della Madonna dell’Arco è rientrata a S. Anastasia, dopo essere stata esposta per una settimana a San Domenico Maggiore. È stata una iniziativa devozionale nuova, che si è svolta nel quadro delle celebrazioni della Provincia meridionale di San Tommaso d’Aquino per il Giubileo Domenicano e cioè per l’Ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Ordine dei Predicatori.

Sulla stampa, se non sbaglio, solo Gennaro Matino, sulla Repubblica, ha dedicato un’adeguata attenzione all’avvenimento, sottolineando i limiti e l’arretramento, rispetto al Concilio, di un devozionismo esasperato e, per certi versi, la sua pericolosità quando diventa canale di tentativi di egemonia culturale della criminalità organizzata. Ci sono però anche altre questioni oltre quelle poste dal teologo napoletano, che a me paiono importanti. Per esempio, da chi è partita l’iniziativa? Qual è il suo obiettivo? Ma mi voglio soffermare qui solo su due aspetti che sono normalmente ignorati.

Il primo. Nella recente storia napoletana, il devozionismo a livello di massa si accentua quando, dopo vere e proprie spallate progressiste, strati importanti, ma poveri, della popolazione si sentono smarriti e privi di riferimenti ideali e politici. È quello che è avvenuto nei decenni postunitari e nel secondo dopoguerra, è quello che avviene oggi. A questo devozionismo degli strati più poveri corrisponde una vivacità di strati culturali significativi della città. Basterà fare riferimento, per il periodo postunitario, all’esplosione della musica napoletana, o all’epopea della bella époque e, per il periodo durissimo del dopoguerra, a Domenico Rea e Eduardo De Filippo. Il fermento culturale dei nostri giorni è un dato di fatto, così come un’accentuata ripresa del devozionismo. Sono realtà che tendono ad ignorarsi, ma a volte sono determinanti nell’affermazione di élite politiche incapaci di guidare la città verso il nuovo.

Il secondo aspetto riguarda i contenuti del Giubileo domenicano, che evidenziano come, di fronte ad una domanda che si rivolge alla religiosità, la chiesa napoletana risponda, ormai da tempo e diversamente da altre stagioni, solo guardando indietro e riproponendo o inventando nuove devozioni. Nel leggere le celebrazioni del Giubileo delle altre Province italiane Domenicane balza agli a occhi una differenza. Due esempi: a Bologna viene pubblicata e messa on line una nuova edizione, con traduzione a fronte, della “Somma Teologica” di Tommaso d’Aquino e a Torino viene presentata una pubblicazione su “I domenicani e la letteratura”.

Ne ho parlato con un domenicano che mi ha risposto, un po’ seccato, che al Nord hanno soldi e hanno una casa editrice, “Edizioni Studio Domenicano”, e quindi possono fare anche pubblicazioni. Risposta poco credibile. E’ possibile che non si sia trovato un finanziamento per commemorare adeguatamente la lunga e importante presenza dei domenicani a Napoli? E’ più credibile che non sia stato cercato, o sia stato cercato male.

Sono i limiti della politica e della cultura napoletana, sia laica che religiosa, incapace di misurarsi con il nuovo che oggi è la valorizzazione dei beni culturali e il fare impresa culturale, cioè produrre ricchezza con la cultura. La pubblicazione di un libro ha un retroterra innanzitutto di “lavoro” culturale, ma anche economico e occupazionale, che a Napoli è stato sempre sottovalutato. Ci collochiamo sempre di più nel ciclo basso della produzione culturale. Come dice un amico religioso, facciamo “solo lo sbigliettamento nei musei”. E poi ci meravigliamo che i giovani qualificati vanno via.

La presenza della Madonna dell’Arco a San Domenico Maggiore, nel corso della settimana e anche nella cerimonia finale, ha registrato poca partecipazione. Lo stesso priore di San Domenico all’inizio e alla fine della liturgia di sabato si è rammaricato per le assenze sia dei fedeli, che delle tante associazioni. Speriamo che ci si rifletta.

Rocco Civitelli

Pubblicato su La Repubblica Napoli del 24.6.2016

Foto di Tommaso Battimiello

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La cella di Tommaso d’Aquino a San Domenico Maggiore

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Degrado al cimitero delle Fontanelle 1

Documento del mese giugno 2016

per la serie “I documenti del mese” pubblichiamo tre foto che testimoniano in maniera efficace quali sia il processo di degrado in atto al cimitero delle Fontanelle di proprietà del Comune di Napoli, gestito dalla Napoli Sevizi e sottoposto al controllo e alla vigilanza della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici.

La prima foto ci fa vedere uno dei principali monumenti del cimitero: l’ossoteca con la statua del Sacro Cuore.

La seconda ci mostra la statua, dopo il crollo di alcuni anni fa, in pezzi ai piedi dell’ossoteca. I motivi del crollo non sono mai stati chiariti: gesto maldestro di un curioso che ha toccato la statua o sommarietà del precedente restauro del cimitero, avvenuto alcuni anni fa, e costato ben due milioni di euro?

La terza ci mostra la statua rincollata, ridipinta e ricollocata al suo posto dagli operatori culturali della Napoli Servizi,

Pur con tutti i limiti, evidenti nella sommarietà dell’opera di restauro, bisogna dare atto agli operatori culturali della Napoli Servizi che, con iniziative personali, in questo come nel caso della lapide dell’arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore, hanno impedito che testimonianze di passaggi fondamentali per la storia del cimitero scomparissero.

Inoltre, dal confronto tra le foto emergono anche tante piccole alterazioni del monumento che bisognerebbe chiarire da chi e perché sono state fatte.

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