Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

Scritti da La Redazione

Il Giubileo dei domenicani a Napoli

L’immagine della Madonna dell’Arco è rientrata a S. Anastasia, dopo essere stata esposta per una settimana a San Domenico Maggiore. È stata una iniziativa devozionale nuova, che si è svolta nel quadro delle celebrazioni della Provincia meridionale di San Tommaso d’Aquino per il Giubileo Domenicano e cioè per l’Ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Ordine dei Predicatori.

Sulla stampa, se non sbaglio, solo Gennaro Matino, sulla Repubblica, ha dedicato un’adeguata attenzione all’avvenimento, sottolineando i limiti e l’arretramento, rispetto al Concilio, di un devozionismo esasperato e, per certi versi, la sua pericolosità quando diventa canale di tentativi di egemonia culturale della criminalità organizzata. Ci sono però anche altre questioni oltre quelle poste dal teologo napoletano, che a me paiono importanti. Per esempio, da chi è partita l’iniziativa? Qual è il suo obiettivo? Ma mi voglio soffermare qui solo su due aspetti che sono normalmente ignorati.

Il primo. Nella recente storia napoletana, il devozionismo a livello di massa si accentua quando, dopo vere e proprie spallate progressiste, strati importanti, ma poveri, della popolazione si sentono smarriti e privi di riferimenti ideali e politici. È quello che è avvenuto nei decenni postunitari e nel secondo dopoguerra, è quello che avviene oggi. A questo devozionismo degli strati più poveri corrisponde una vivacità di strati culturali significativi della città. Basterà fare riferimento, per il periodo postunitario, all’esplosione della musica napoletana, o all’epopea della bella époque e, per il periodo durissimo del dopoguerra, a Domenico Rea e Eduardo De Filippo. Il fermento culturale dei nostri giorni è un dato di fatto, così come un’accentuata ripresa del devozionismo. Sono realtà che tendono ad ignorarsi, ma a volte sono determinanti nell’affermazione di élite politiche incapaci di guidare la città verso il nuovo.

Il secondo aspetto riguarda i contenuti del Giubileo domenicano, che evidenziano come, di fronte ad una domanda che si rivolge alla religiosità, la chiesa napoletana risponda, ormai da tempo e diversamente da altre stagioni, solo guardando indietro e riproponendo o inventando nuove devozioni. Nel leggere le celebrazioni del Giubileo delle altre Province italiane Domenicane balza agli a occhi una differenza. Due esempi: a Bologna viene pubblicata e messa on line una nuova edizione, con traduzione a fronte, della “Somma Teologica” di Tommaso d’Aquino e a Torino viene presentata una pubblicazione su “I domenicani e la letteratura”.

Ne ho parlato con un domenicano che mi ha risposto, un po’ seccato, che al Nord hanno soldi e hanno una casa editrice, “Edizioni Studio Domenicano”, e quindi possono fare anche pubblicazioni. Risposta poco credibile. E’ possibile che non si sia trovato un finanziamento per commemorare adeguatamente la lunga e importante presenza dei domenicani a Napoli? E’ più credibile che non sia stato cercato, o sia stato cercato male.

Sono i limiti della politica e della cultura napoletana, sia laica che religiosa, incapace di misurarsi con il nuovo che oggi è la valorizzazione dei beni culturali e il fare impresa culturale, cioè produrre ricchezza con la cultura. La pubblicazione di un libro ha un retroterra innanzitutto di “lavoro” culturale, ma anche economico e occupazionale, che a Napoli è stato sempre sottovalutato. Ci collochiamo sempre di più nel ciclo basso della produzione culturale. Come dice un amico religioso, facciamo “solo lo sbigliettamento nei musei”. E poi ci meravigliamo che i giovani qualificati vanno via.

La presenza della Madonna dell’Arco a San Domenico Maggiore, nel corso della settimana e anche nella cerimonia finale, ha registrato poca partecipazione. Lo stesso priore di San Domenico all’inizio e alla fine della liturgia di sabato si è rammaricato per le assenze sia dei fedeli, che delle tante associazioni. Speriamo che ci si rifletta.

Rocco Civitelli

Pubblicato su La Repubblica Napoli del 24.6.2016

Foto di Tommaso Battimiello

13480326_10210458518888405_121983183_n13472357_10210458516128336_686457593_n 13479550_10210458491367717_531599781_n 13499975_10210458184400043_1097474281_o 13479841_10210458187400118_953977915_n

La cella di Tommaso d’Aquino a San Domenico Maggiore

IMG_20160413_174127IMG_20160413_173942 (1)

Degrado al cimitero delle Fontanelle 1

Documento del mese giugno 2016

per la serie “I documenti del mese” pubblichiamo tre foto che testimoniano in maniera efficace quali sia il processo di degrado in atto al cimitero delle Fontanelle di proprietà del Comune di Napoli, gestito dalla Napoli Sevizi e sottoposto al controllo e alla vigilanza della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici.

La prima foto ci fa vedere uno dei principali monumenti del cimitero: l’ossoteca con la statua del Sacro Cuore.

La seconda ci mostra la statua, dopo il crollo di alcuni anni fa, in pezzi ai piedi dell’ossoteca. I motivi del crollo non sono mai stati chiariti: gesto maldestro di un curioso che ha toccato la statua o sommarietà del precedente restauro del cimitero, avvenuto alcuni anni fa, e costato ben due milioni di euro?

La terza ci mostra la statua rincollata, ridipinta e ricollocata al suo posto dagli operatori culturali della Napoli Servizi,

Pur con tutti i limiti, evidenti nella sommarietà dell’opera di restauro, bisogna dare atto agli operatori culturali della Napoli Servizi che, con iniziative personali, in questo come nel caso della lapide dell’arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore, hanno impedito che testimonianze di passaggi fondamentali per la storia del cimitero scomparissero.

Inoltre, dal confronto tra le foto emergono anche tante piccole alterazioni del monumento che bisognerebbe chiarire da chi e perché sono state fatte.

IMG_0569   WP_20140330_001   IMG_20160710_111828

Intervista a padre Evaristo Gervasoni

Per il documento del mese, maggio 2016, pubblichiamo l’intervista di padre Evaristo Gervasoni, parroco delle Fontanelle per circa trenta anni e fino al dicembre 2015, contenuta nella tesi di laurea di Tommaso Battimiello, che sarà pubblicata prossimamente, nella collana Studi e Ricerche di Iris Fondanelle, presso l’editore Dante&Descartes. L’intervista è stata rilasciata nel novembre 2015.

SAM_2380

In che anno lei è arrivato alle Fontanelle?

Ottobre 1985

Quali sono state le sue impressioni quando è arrivato alle Fontanelle? Lei sacerdote lombardo, appartenente ad un ordine religioso, i monfortani, che hanno una spiritualità accentuatamente teocentrica in una parrocchia così densa di significato per il devozionismo napoletano?

Innanzitutto la spiritualità monfortana è centrata su Gesù Cristo Sapienza incarnata, al Quale conduce proprio la devozione Mariana, che, quando è vera, è interiore, tenera, santa, costante, disinteressata. Al contrario dei falsi devoti che sono “ critici, scrupolosi, esteriori, presuntuosi, incostanti, ipocriti, interessati”.

Non disdegna quindi la devozione popolare, ma la orienta a Cristo.

Ciò detto, non è stato assolutamente questo il problema nel mio impatto con la parrocchia delle Fontanelle. Il popolo napolatano è molto più saggio e anche disincantato di come lo si voglia rappresentare.

Può descrivere la situazione che ha trovato nell’Ossario e quella del culto?

L’ossario era gestito dalla parrocchia in quanto l’unica entrata passava per la sagrestia. Veniva aperto ogni domenica mattina dal “maresciallo”, che vendeva i lumini per i devoti, in modo molto sobrio. Il grosso lavoro di regolamentazione era già stato fatto dal parroco Renato de Simone. Il cimitero era tenuto pulito e in ordine da giovani della parrocchia. Dopo la Santa Messa i devoti, pochi, scendevano nel cimitero. C’era ancora l’usanza di adottare dei teschi ponendoli in piccole teche, ma molto, molto sporadica. PER LO Più SI LIMITAVANO AD ACCENDERE I LUMINI in modo molto sobrio. La cosa che ho subito impedito è stata l’adozione dei teschi e in seguito anche la vendita dei lumini, in quanto una mattina ho trovato che aveva preso fuoco un angolo con transenne di legno.

Chi era il “maresciallo”?

Un anziano, appunto maresciallo in pensione, devotissimo di “quelle anime”, dalle quali diceva essere stato miracolato. Aveva un rapporto confidenziale e sosteneva di vederle in sogno e di parlarci. Persona onestissima che faceva tutto con assoluta gratuità. Quello che ricavava dai lumini lo consegnava mensilmente alla parrocchia.

Quando e perché il cimitero è stato chiuso?

Il cimitero era stato chiuso al culto dal card. Ursi con decreto. E’ stato letteralmente chiuso se ricordo bene verso il 97-98, perché si era staccata una enorme scaglia di tufo dal soffitto all’entrata della prima cava, quella che serviva come cappella prima che costruissero la Chiesa.

Qual è la principale differenza fra ieri e oggi?

Dal punto di vista logistico fanno la differenza i grandi lavori di messa in sicurezza e risistemazione. Parliamo di miliardi di lire. La struttura rimane comunque identica. E’ stato soltanto abbattuto il muretto che separava la grotta adibita a chiesa dalla cava parallela e che era stato fatto costruire da p. Renato proprio per delimitare la “chiesa” stessa e regolamentare le visite. Si entrava dalla sagrestia e si accedeva alla “cappella” passando per la strettoia tra monte e chiesa. Dal punto di vista dei visitatori forse prima aveva un carattere quasi spettrale, dovuto anche alla quasi oscurità, ma conservava maggiormente un alone di mistero e venerazione. I frequentatori abituali erano i devoti. Oggi è impostato sull’aspetto turistico, quasi spettacolo. Si sta cominciando a notare trascuratezza. I visitatori sono turisti.

Il Vaticano II è un ritorno a Cristo e alla parola di Dio, una nuova evangelizzazione anche delle pratiche cattoliche. Giovanni Paolo II, dal canto suo, riporta l’attenzione sull’importanza delle tradizioni. Quale la strada da percorrere fra queste due tensioni? Qual è l’esperienza che state facendo voi ora alle Fontanelle?

La strada da percorrere è evangelizzare attraverso tutto ciò che è umano, che appartiene alla vita dell’uomo. Quindi anche evangelizzare la morte.

Alle Fontanelle dal nucleo preesistente di “I Care”, sorto come volontariato a servizio delle visite al cimitero gìà prima di maggio dei monumenti, ma con lo scopo anche di valorizzare il territorio delle Fontanelle, gli “angoli di natura” che ancora ci sono, si è passati a IRIS, associazione autonoma, che ha un obiettivo ambizioso e lungimirante: restituire – attraverso ricerche d’archivio, ricostruzioni documentate, confronto con altre realtà, collegamento con altri enti – dignità a questo e altri luoghi, verità storica, ma soprattutto al popolo napoletano troppo spesso presentato come folcloristico, portatore quasi di sottocultura, causa di arretratezza.

Il vero problema che fa soffrire il popolo è una proposta politica non all’altezza e la presenza camorristica che tiene in ostaggio interi quartieri.

Qual è stato durante tutti questi anni il suo rapporto con i credenti del culto del Purgatorio?

Non c’è stato un rapporto con i fedeli del culto del purgatorio, anche perché questo culto non l’ho trovato. Ho trovato solo devozione privata, fai da te. Tra questi devoti c’erano motivazioni diverse: ricerca di un fidanzato o problemi legati al fidanzamento, richiesta di grazie le più svariate, sogni particolari, probabilmente anche sporadici casi di gente mandata qui da fattucchiere, ma per lo più motivi di gratitudine e venerazione. Si contano sulle dita di una mano, o poco più, le persone che in trent’anni mi hanno chiesto di celebrare una messa per le anime abbandonate. Perché queste erano viste anche come le anime abbandonate, non avendo una loro tomba. C’era stata sicuramente una congregazione delle anime del purgatorio, ma non ho conosciuto nessun membro.

Quale futuro vede per il cimitero?

Ora il cimitero è considerato un monumento. Il rischio è che venga fatto passare per monumento della superstizione napoletana o di una discutibile prassi e teologia cattolica. La possibilità è che si riscopra il genuino rapporto con la morte, ma anche con la continuità dopo la morte, propria dell’animo popolare; oltre al senso profondo della dignità della morte stessa e dei morti.

Quale futuro per il culto e la devozione delle anime del Purgatorio?

Va di pari passo con la riscoperta della fede cristiana nella risurrezione e con la vicinanza alle gioie, alle speranze, ai dolori e alle angosce del popolo. Allora ogni rappresentazione che rischia sempre lo spettrale e il macabro sarà superata.

Avete mai preso in considerazione l’ipotesi di seppellire tutti i resti?

Ho sempre pensato che sarebbe la cosa da fare proprio nei confronti di questi resti mortali di persone.

Ma questo non dipende da me e, allo stato, mi sembra assurdo. Purtroppo!

Nella foto il 2 novembre 2014 al cimitero delle Fontanelle. Padre Evaristo è accanto a monsignor Gennaro Acampa.

Michele Campanella e Maurizio De Giovanni al cimitero delle Fontanelle

Ieri è stata una giornata importante per noi di Iris Fontanelle. La Parrocchia e il Comune ci hanno chiesto di dare una mano non solo all’organizzazione dell’evento, che ha visto Michele Campanella e Maurizio De Giovanni protagonisti di una bella giornata, ma anche di illustrare brevemente la storia dell’Ossario. Li ringraziamo.
Ho cosi parlato della nostra associazione e della storia del cimitero.
Ad un certo punto Nino Daniele, l’assessore che presiedeva l’incontro, mi ha chiesto di chiudere l’intervento ed io ho subito aderito alla sua richiesta, in quanto ero andato oltre i limiti di tempo che ci eravamo dati.
Ciò che però mi ha colpito è stato che, sceso dal palco, Antonella Cristiani, la curatrice della nostra linea editoriale, mi ha indicato una signora che aveva commentato l’interruzione dell’assessore dicendo: “ io avrei continuato a sentirlo con piacere” e, indicandomi la signora, le ha regalato compiaciuta una delle nostre pubblicazioni.
Io poi mi sono allontanato dal palco per seguire alcuni aspetti organizzativi dell’evento e altre persone si sono avvicinate a me e agli altri soci di Iris presenti e hanno manifestato il loro interesse per il nostro lavoro di ricostruzione storica, che dimostra perché l’interpretazione del cimitero delle Fontanelle, come un momento di autonomia e di contrapposizione degli strati popolari alla chiesa istituzione, sia priva di fondamento e come, invece, il luogo rappresenti un momento della complicata storia della contrapposizione della chiesa napoletana alla modernità negli ultimi due secoli.
In questa luce, l’interruzione dell’assessore invita alla riflessione e ad andare avanti, perché ha certo raccolto l’umore di alcuni, smaniosi di sentire Campanella e De Giovanni e , giustamente, non me, ma non ha colto anche l’interesse che c’era in un’altra parte del pubblico ad una storia diversa, e documentata, da quella che enfatizza il cimitero come simbolo della superstizione e del paganesimo del popolo napoletano, il paradigma della cultura popolare.
Anche l’articolo di Carlo Franco, che abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Fb, parla di “ spettatori … ancora capaci di rispondere al richiamo ancestrale della cultura popolare, … in qualche modo rincuorati dalla “presenza” delle quarantamila anime “pezzentelle”, cioè senza nome e senza affetti”.
Come dire che l’anomalia napoletana è data non tanto da quello che dicono gli altri sui napoletani, ma dalla pigrizia della città, incapace di andare oltre gli stereotipi. Questione antica che si ripropone oggi di fronte alla domanda nuova di identità, e quindi di storia, che a Napoli è dirompente. E quando poi lo stereotipo romantico della cultura popolare diventa il brand decisivo per l’affermazione del turismo a Napoli, la frittata è ancora una volta fatta.

IMG_20160424_115255

IMG_20160425_113549

I Carafa al cimitero delle Fontanelle

Venerdì Santo si è svolto il primo concerto di musica sacra al cimitero delle Fontanelle, organizzato dall’Associazione Via Nova. È stato utilizzato l’ampio spazio della navata destra, dove non sono esposti resti umani. Si consolida così un indirizzo dato dalla Commissione Consultiva per il cimitero delle Fontanelle di non consentire più lo svolgimento di spettacoli, di qualsiasi genere, dove sono esposte le ossa.
Il concerto è stato un successo e indica una strada di valorizzazione del cimitero storico che Iris Fontanelle condivide molto. Nello stesso tempo il concerto ha evidenziato quelle carenze nella gestione su cui da tempo abbiamo presentato precise proposte.
Nel documento del mese di marzo 2016 pubblichiamo un documento dell’Archivio di Stato di Napoli, che indica il luogo dove era la tomba di Filippo Carafa prima di essere trasferito al cimitero delle Fontanelle all’inizio degli anni Settanta del Novecento.
Perché ricordare Filippo Carafa in occasione di un concerto di musica al cimitero delle Fontanelle?
Perché i Carafa hanno un ruolo importante nei successi della musica napoletana, che ha nella committenza aristocratica uno dei suoi punti di forza.
Il Settecento è un secolo di splendore per questo ramo dei Carafa, che sa destreggiarsi nel turbine delle vicende politiche europee, che portano in pochi anni il Regno di Napoli dalla fine del Viceregno Spagnolo, all’avvento del Viceregno Austriaco e, infine, con i Borboni, al Regno indipendente. Filippo vive tutto intero questo secolo, nasce infatti nel 1709 e muore nel 1793. Il fratello di Filippo, il duca Marzio Domenico, organizza a Maddaloni le manifestazioni con cui la nobiltà napoletana accoglie Carlo di Borbone in marcia verso Napoli per prendere possesso del Regno.
Giovanbattista Pergolesi compone il suo Stabat Mater, una delle opere più prestigiose del Settecento, ancora oggi tra le più eseguite durante la Settimana Santa, quando è al servizio dei Carafa di Maddaloni. Nella difficile e a volte mitica ricostruzione degli ultimi anni di vita del musicista napoletano una cosa è certa: il suo rapporto con i Carafa di Maddaloni. Studi recenti ipotizzano che proprio il duca Marzio Domenico abbia commissionato lo Stabat Mater per l’Arciconfraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori.
Leonardo Leo compose i sei concerti per violoncello per assecondare la passione del duca Marzio Domenico per questo strumento. Questi famosi concerti contribuirono a liberare il violoncello dal vecchio ruolo di basso continuo.
Lo Stabat Mater di Pergolesi è stato eseguito lo scorso 20 marzo nella basilica di santa Maria della Sanità. E’ auspicabile che anche le rappresentazioni di musica sacra diventino un momento permanente dell’identità del quartiere.
Per saperne di più sui Carafa di Maddaloni alle Fontanelle scarica da questo sito/pubblicazioni  il pdf del volume: Filippo Carafa conte di Cerreto e l’Arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore al cimitero delle Fontanelle, Napoli, Libreria Dante & Descartes, 2013.

Copia di Carafa archivio di Stato

12901078_1700847430186147_676936067652474036_o

L’Arciconfraternita dei Santi Pellegrino ed Emiliano e il culto delle anime del Purgatorio

Anche questo documento si colloca,  indirettamente, nell’ambito delle ricerche sulla provenienza delle ossa che sono al cimitero delle Fontanelle.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta il culto delle anime del Purgatorio a Napoli si esaurisce, a testimonianza di una convinta adesione al messaggio del Concilio Vaticano II sul ridimensionamento delle devozioni a favore di un rinnovamento liturgico, che ha al centro Cristo e la parola di Dio.

Molti ipogei delle chiese vengono svuotati in un percorso che stiamo cercando di ricostruire. In alcuni casi le ossa vengono murate dietro gli altari, in altri vengono portate al cimitero delle Fontanelle o nelle sedi che le arciconfraternite hanno a Poggioreale.

Nel documento del mese di febbraio 2016 pubblichiamo la foto di una lapide che è non solo una testimonianza degli avvenimenti di quegli anni, ma che soprattutto ci parla della ricchezza di sentimenti che c’è, a volte, dentro alcune forme di pietà religiosa.

Quando viene decisa la rimozione delle ossa dall’ipogeo dell’Arciconfraternita dei Santi Pellegrino ed Emiliano, le anziane fedeli chiedono di poter proseguire la loro devozione nelle nuove forme, cioè le ossa devono essere tumulate e non esposte, e l’ottengono attraverso la disponibilità dell’ Arciconfraternita dei professori di musica, che concedono un ampio spazio nella loro struttura. Il trasferimento a Poggioreale avviene con un funerale.

Questo episodio mi è stato raccontato per la prima volta da Antonio Vitagliano.

Per saperne di più scarica da questo sito/Pubblicazioni il pdf del volume: Rocco Civitelli, Il cimitero delle Fontanelle dal secondo dopoguerra al concilio vaticano II in alcuni articoli di stampa con il racconto “Purgatorio” di Domenico Rea, Libreria Dante & Descartes 20014, p. 13.

pellegrino

Gli eretici alle Fontanelle

Con il documento del mese di gennaio 2016 proseguiamo nel lavoro di ricerca e documentazione sulla provenienza delle ossa che si trovano nel cimitero delle Fontanelle.“ Chi morì fuori la comunione dei fedeli per essere interdetto o eretico o empiamente vivuto e mancato ai vivi, giacque dapprima insepolto o sotterrato nei campi profanamente;… Ancora dopo alcun tempo questi corpi di malvagi ebbero sepoltura oltre il Borgo della Sanità alle Fontanelle” [1].

Nelle ricerche sulla presenza delle bare dei Carafa di Maddaloni nel cimitero delle Fontanelle ho raccolto la notizia, che esse si trovano lì perché eretici.“Secondo alcuni si tratterebbe dei corpi di due eretici. Se quest’ipotesi fosse verificata, le Fontanelle erano anche il luogo di sepoltura di coloro che per i più diversi motivi non potevano essere sepolti in chiesa [2].

Pur essendo la fonte orale di assoluto rilievo e attendibilità, ho raccolto con prudenza la notizia che infatti si è rivelata sbagliata per quanto riguarda i Carafa. Le due bare provengono dall’ipogeo della Chiesa dei Sette Dolori a Montecalvario e sono trasportate alle Fontanelle dopo il Concilio Vaticano II. La notizia trova conferma nel Celano per quanto riguarda la presenza degli eretici alle Fontanelle.

Come e quanto questo problema della sepoltura degli eretici e degli empi, condannati da Dante all’Inferno, fosse sentito in passato ce lo testimonia anche l’affresco che si trova nel monastero napoletano delle 33. Qui le ossa dei fedeli sono ordinatamente disposte sotto la croce mentre le altre sono tra i denti dei cani.  “ E di cani e di augelli orrido pasto lor salme abbandonò” aveva scritto Omero cantando la guerra di Troia.

Solo nell’Ottocento questa tragica consuetudine verrà superata dalla pietà laica e religiosa.

[1] Carlo Celano, Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli, a cura di Giovanni Battista Chiarini, Edizioni dell’Anticaglia, volume V Tom II p.474. [2] Rocco Civitelli, Il cimitero delle Fontanelle, Dante & Descartes, 2012, p.32

Padre Evaristo chiede la gestione del cimitero delle Fontanelle

Per il documento di dicembre 2015 pubblichiamo la lettera con cui padre Evaristo Gervasoni, parroco della Parrocchia di Maria Santissima del Carmine alle Fontanelle, ha chiesto la gestione del cimitero delle Fontanelle

Al dott. Nino Daniele

Assessore alla Cultura del Comune di Napoli

Napoli Palazzo san Giacomo

Gentilissimo assessore,

pur apprezzando vivamente gli sforzi da lei fatti per cercare di riportare in un ambito di civiltà la gestione del cimitero delle Fontanelle, siamo ben lontani dallo sperare di raggiungere in tempi brevi un risultato adeguato.

L’incontro con la Commissione Consultiva nominata dalla Giunta Comunale è stato utile perché ha evidenziato:

– la complessità e l’urgenza dei problemi aperti;

– la rigidità della gestione di Napoli Sevizi che, al di là della buona volontà dei singoli, è stretta in un mansionario inapplicabile che, di fatto, non va oltre la mera gestione del servizio di sorveglianza;

-la necessità di avere un forte coordinamento tra direzione religiosa e direzione culturale così come richiede la specificità del luogo che è nello stesso tempo luogo sacro e bene culturale;

– la necessità di reperire risorse per l’allestimento di un’adeguata informazione per i visitatori.

– che, di fatto, si realizzano vuoti di gestione nei quali si insinuano pericolosi fatti illegali;

– che i tempi di approvazione di provvedimenti urgenti dell’assessorato e di un regolamento della giunta sono difficili da prevedere;

In queste condizioni, l’afflusso di visitatori, certamente positivo, ha caratteristiche tali che sta arrecando danni irreparabili alla struttura e non rispetta i più elementari canoni di comportamento dovuti in un luogo di riposo per i defunti.

Di fronte a questa situazione, oggettivamente incontestabile, sento il dovere, nella qualità di parroco della chiesa costruita con grande concorso di popolo e di cappellano designato dalla curia arcivescovile, di chiedere che mi venga affidata la gestione del cimitero delle Fontanelle.

La parrocchia ha, al suo interno, competenze per assicurare al cimitero storico le funzioni religiose e anche l’adeguata valorizzazione del bene culturale. Ha, infatti, non solo riproposto momenti dell’anno liturgico dentro il cimitero, ma ha anche stimolato un’azione di volontariato che, senza chiedere un euro di finanziamento pubblico, ha portato avanti ricerche e pubblicazioni, che oggi sono punto di riferimento per la storia del cimitero.

L’assegnazione della gestione al parroco è, inoltre, in linea con la storia del cimitero. Negli anni Settanta dell’Ottocento, dopo che il canonico della cattedrale Gaetano Barbati guidò, insieme al Consigliere Comunale, poi Senatore del Regno, Pasquale Placido, la sistemazione dell’ossario, le chiavi furono affidate al parroco di Materdei. La memoria di questa scelta si è poi perduta nel turbine del secondo dopoguerra, che a Napoli ha travolto tante cose.

Naturalmente, è auspicabile che i contenuti del provvedimento amministrativo siano rapidamente definiti, con l’augurio che il ruolo del Comune, sollevato dalla quotidianità della gestione, sia rivolto a raccordare il cimitero al territorio e a collocarlo nella sua azione di promozione e valorizzazione della città di Napoli.

Distinti saluti

Napoli 12.6.2015

                                                                                                   Il Parroco

                                                                                          Evaristo Gervasoni

Parrocchia Fontanelle Richiesta gestione cimitero

Novembre 2015

Il mese di Novembre, tempo in cui la tradizione colloca la memoria dei defunti, è stato particolarmente intenso per Iris Fontanelle. E non poteva che essere così per un Istituto di Ricerca che, in questa fase, ha al centro della sua iniziativa la valorizzazione e la salvaguardia di un cimitero storico.

Alcune attività si sono svolte nel quadro delle iniziative “ Vivi nel Ricordo”, promosse in occasione del 2 novembre dall’Assessorato alla cultura e al Turismo. Ci piace evidenziare che la ripresa delle iniziative per i giorni dei defunti anche dal punto di vista culturale e turistico è nata nel “Comitato consultivo sul cimitero delle Fontanelle” su proposta del professor Fabio Mangone.

Queste le attività svolte:

– due presentazioni del libro “Notizie di Storia e di attualità dal cimitero delle Fontanelle”;

– quattro visite guidate gratuite, di cui particolarmente impegnativa quella con alcune classi del liceo Siani;

– partecipazione alla giornata di studio al cimitero delle Fontanelle del master di II livello di drammaturgia e cinematografia della Federico II;

– partecipazione alla tavola rotonda che ha inaugurato l’anno accademico della Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia della Facoltà Teleologia dell’Italia Meridionale San Luigi;

– partecipazione alle liturgie del primo e del due novembre nella parrocchia e nel cimitero delle Fontanelle.

Di tutti questi eventi vogliamo richiamarne due.

Il primo è il breve, ma intenso spettacolo che i ragazzi del Colosimo hanno dato nel teatro dell’Istituto prima della presentazione del nostro libro. È stato un dialogo tra alcune capuzzelle irrequiete e sarcastiche e il guardiano del cimitero, concluso con una interpretazione del mistero della morte come un ritorno agli affetti perduti più cari, in particolare a quello della madre.

Il secondo è stato un passaggio dell’omelia di padre Evaristo, parroco e cappellano delle Fontanelle, nella liturgia che ha preceduto la processione che si è svolta poi nell’Ossario:

“nella sua libertà assoluta di scelta l’uomo può decidere di condannare definitivamente se stesso, così come deliberare di salvarsi”.

In un territorio in cui troppo spesso ci si rifugia dietro il destino, non è cosa di poco conto richiamare l’attenzione sul fatto che l’andare in Paradiso, in Purgatorio o all’Inferno dipende dalle nostre scelte. Un invito a credenti e non credenti ad assumersi la responsabilità delle grandi e piccole scelte che quotidianamente si fanno.

“Il popolo che abbiamo perduto”

locandina_demartino-2

 

Idocumento del mese di novembre 2015 presenta la locandina del seminario sulla cultura popolare che si è tenuto nei giorni scorsi a Napoli in occasione del 50° anniversario della morte di Ernesto De Martino.

C’è stato un dibattito serrato e vivace che ha sostanzialmente confermato il superamento di quel paradigma della “cultura popolare autonoma e antagonista” che ha afflitto la storiografia e l’antropologia italiana nei decenni conclusivi del secolo scorso.

È emerso anche lo stato d’arretratezza della cultura napoletana rispetto a quella delle altre realtà culturali del nostro paese, anche meridionali.

Va dato atto alla Fondazione Premio Napoli, che ha organizzato il seminario, di aver fatto una scelta che avrà sicuramente un effetto positivo sul rinnovamento della cultura napoletana, sia quella accademica, che quella istituzionale.

Ci auguriamo che gli atti del seminario vengano pubblicati e, comunque, noi ci impegniamo a darne un’adeguata diffusione.

Continuando ad utilizzare questo sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni

I Cookies su questo sito sono abilitati, per poter offrire la migliore esperienza possibile di navigazione . Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto " di seguito , si acconsente all'utilizzo dei cookies.

Chiudi