Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

La Rappresentazione della mortea Napoli – Un saggio a puntate

Puntata n.6

La prima tappa del nostro itinerario sulla rappresentazione della morte a Napoli è al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

IL BASSORILIEVO NAPOLETANO DI ORFEO E EURIDICE

Il bassorilievo di Orfeo ed Euridice è una delle opere più famose del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. È qui rappresentato uno dei temi più complessi e dolorosi del rapporto dell’umano con la morte: la perdita dell’altro. Se il filosofo greco Epicuro poteva eludere il tema della propria morte dicendo: la morte non mi interessa perché “quando io ci sono lei non c’è e quando lei c’è io non ci sono” la perdita dell’altro ci colpisce, ci addolora, ci interroga.
Rispetto ad un’altra copia conservata al Louvre, il bassorilievo napoletano indica correttamente, attraverso delle iscrizioni, i personaggi coinvolti nella scena. Hermes qui appare come dio dei defunti, si trova alla sinistra di Euridice e le afferra la mano, tendendola significativamente verso il basso, verso il regno dei morti, per riportarla lì dove ella resterà per sempre. Orfeo, a destra di Euridice, imbraccia con la sinistra la lira, suonando la quale aveva ottenuto la possibilità di riportare Euridice fra i vivi, mentre con la destra tocca la mano di Euridice, posta sulla sua spalla. Quest’ultimo è un dettaglio fondamentale, dal momento che l’atto di toccare la spalla del marito era parte dell’iconografia romana del matrimonio. Ma è Euridice il personaggio che richiama più da vicino il rito nuziale: ella infatti è vestita con un peplo e ha svelato il proprio volto, atto tipico delle spose. Amore e morte, quindi, si fondono inscindibilmente nella medesima composizione.
Come abbiamo già detto, però, il bassorilievo ha una particolarità: rispetto alla copia conservata al Louvre, la copia napoletana conserva la corretta interpretazione dei personaggi, i cui nomi sono scritti al di sopra delle loro teste. Uno soltanto fa eccezione: il nome di Orfeo è scritto al contrario, proprio come ad uno specchio. Risuonano qui le parole di Jean Cocteau: lo specchio è la porta d’accesso all’Ade.
Sono le parole che con un balzo di duemila e cinquecento anni portano il bassorilievo nella contemporaneità, al Madre, nel Museo d’Arte contemporanea napoletano, nella sala dedicata a Rebecca Horn in cui troviamo “la capuzzella” e lo specchio.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Bassorilievo di Orfeo ed Euridice, particolare

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