Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

La Rappresentazione della morte a Napoli – Un saggio a puntate – n. 4

Puntata n.4

IL NUOVO NELLA RAPPRESENTAZIONE DELLA MORTE A NAPOLI:

Oggi possiamo dire che oltre alla visione tradizionale del Grand Tour c’è sicuramente qualcosa di nuovo. Napoli Sotterranea, il Tunnel Borbonico, la chiesa di Purgatorio ad Arco, la cappella San Severo, il cimitero delle Fontanelle sono i luoghi più famosi di una nuova realtà sconosciuta ai viaggiatori dei secoli scorsi.
Il nuovo non è solo nel viaggiatore del nord Europa e nell’offerta turistica, è anche nella cultura napoletana. “I temi della vita e della morte sono centrali a Napoli, una città che è capace di adottare le capuzzelle dei morti al Cimitero delle Fontanelle”. Così in una recente intervista il fotografo Antonio Biasucci, che già nel 1986 aveva realizzato uno dei suoi primi lavori proprio sul cimitero delle Fontanelle.
In occasione della presentazione di Deathaly, un’app di alcuni studenti della Apple Accademy, il Corriere del Mezzogiorno parla del “genius loci partenopeo, che è, com’è noto, anche misterico ed esoterico, grondante di storie e culti ancora pagani come quello delle capuzzelle”.
Un forte contributo al passaggio dalla visione del Grand Tour a quella attuale è stato dato da Rebecca Horn, prima con l’esposizione delle “capuzzelle” a piazza del Plebiscito nel Natale del 2002 e poi con la sala dedicata alle “capuzzelle” al Madre.
Questa innovazione la troviamo anche sparsa nei lavori di Mario Martone, di Enzo Moscato e di altri.
La produzione cinematografica aveva già incominciato a esprimere questa novità con Roberto Rossellini in “Viaggio in Italia” e lo consolida con Comencini in “Gomorra”. Il primo lega le immagini dei resti umani che emergono negli scavi di Pompei a quelle dei resti umani esposti al cimitero delle Fontanelle. È una sequenza di immagini che declina il tema della morte a Napoli secondo il paradigma del Gran Tour riletto alla luce neorealista di quella cultura popolare, fatta anche di innocenza e devozione, che domina nel secondo dopoguerra. Il secondo racconta di una riunione di camorristi nell’ipogeo di Purgatorio ad Arco in presenza alle anime del Purgatorio. Tutta la serie di Gomorra è intrisa di quel complicato rapporto tra morte, devozionismo e criminalità che c’è a Napoli.
All’antico tratto identitario dello “sterminator Vesevo”, come rappresentazione della morte, si sono dunque affiancate le “capuzzelle”, una specificità tutta napoletana del culto verso le anime del Purgatorio.
Si è affermata così negli anni un’operazione culturale che, con l’“invenzione della tradizione” delle capuzzelle, manifesta ancora una volta quello che è uno dei tratti caratteristici della storia della cultura napoletana, cioè la sua capacità di aprirsi al nuovo, in questo caso il fenomeno globale del dark tourism e del thanatos tourism, e di rielaborarlo in forme spesso originali.
C’è dunque un dark napoletano. Cerchiamo di conoscerlo.
È un processo in corso di cui bisogna cogliere le potenzialità, ma anche i rischi.

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Le foto:

Madre Museo d’Arte contemporanea Donna Regina Napoli; Mostra di Robert Mapplethorpe in corso; sala Rebecca Horn; Gomorra Sky: l’incontro tra camorristi nell’ipogeo di Purgatorio ad Arco; un’illustrazione di Giovanni Lucarelli.

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