Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

Cesira Siciliani, Una visita agli Ossari di San Martino e Solferino

Continuando il nostro viaggio negli ossari italiani, per il documento del mese aprile 2017 vediamo qualche pagina del volumetto di Cesira Siciliani “Una visita agli ossari di San Martino e Solferino” edito da Zanichelli nel 1881.

Questi ossari furono costruiti negli anni Settanta dell’Ottocento dal conte Luigi Torelli; in quegli stessi anni a Napoli il canonico della cattedrale Gaetano Barbati allestiva l’ossario delle Fontanelle.

Quale legame tra gli ossari della valle Padana e quello napoletano?

Il libro inizia con i versi di Giacomo Leopardi “la vostra Tomba è un’ara”.

Il viaggio è infatti un devoto pellegrinaggio nel luogo dove sono raccolte le ossa dei caduti nelle battaglie di San Martino e Solferino durante la seconda guerra d’Indipendenza. “Quei teschi ci rammentano un esercito di prodi, tutti giovani, tutti valorosi, tutti martiri della libertà” p.51.

I caduti per la patria sono martiri, le loro ossa sono dunque reliquie. Anche a Napoli abbiamo piazza dei martiri con i quattro leoni che simboleggiano i caduti nelle rivoluzioni che portarono all’unità d’Italia.

Viene poi descritta l’innovazione nella storia delle sepolture che si afferma nella seconda metà dell’Ottocento. Per millenni, dopo le battaglie o durante le epidemie, i cadaveri venivano seppelliti in fosse comuni. Col tempo diventavano “di cani e di augelli orrido pasto”, come recita il Proemio dell’Iliade.

La Siciliani ci racconta quello che avviene nelle campagne in cui si sono svolte le battaglie di San Martino e di Solferino: “quelle povere ossa davano qua e là il triste spettacolo di biancheggiare nude sopra suolo, ora trasportate dalle acque scorrenti e or ruzzolando giù per le fosse. Quante volte i nostri bifolchi hanno urtato con l’aratro in qualche povero scheletro! Quante volte i nostri contadini zappando e vangando la terra scoprivano ora un cranio, ora uno stinco, ora un femore, ora una scapola! Scena per tutti lacrimevole, anzi crudele. Ad impedir questo spettacolo triste…. surse l’idea pietosa degli ossari” p.85.

È la stessa pietà che spinge il canonico della cattedrale Gaetano Barbati, sostenuto dal cardinale arcivescovo Sisto Riario Sforza, a dare un’adeguata sistemazione alle ossa che sono “accatastate” nel cimitero delle Fontanelle. La Chiesa napoletana ovviamente assegna al luogo sacro un significato diametralmente opposto a quello degli ossari della valle Padana.

Il cimitero è un luogo di pentimento e di espiazione per il popolo napoletano. Qui ci sono le ossa delle vittime di quei cambiamenti culturali e politici che, iniziati con la Riforma protestante, hanno colpito la Chiesa fino alla perdita del potere temporale del Papa.

Interessante il riferimento della Siciliani a come sono sistemate le ossa: “Centinaia, migliaia di teschi eccoli tutti lì, disposti a un modo, con ordine perfetto, uno accanto all’altro, uno sopra all’altro, in fila, a strati, come i libri di una libreria” p. 47.

È questa anche la sistemazione delle ossa nella cosiddetta Ossoteca del cimitero delle Fontanelle, dove centinaia e centinaia di femori sono sistemati in scaffalature che fanno da cornice ad un altare che unifica il culto delle anime del Purgatorio, il culto del Sacro Cuore e il culto delle reliquie.

Per saperne di più leggete le nostre pubblicazioni. Quelle esaurite sono consultabili sul sito.

voa foria

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