Istituto di Ricerca Storica e Documentazione sul lavoro e sulla religiosità a Napoli

Archivi mensili per ottobre, 2015

Il nostro lavoro

Il nostro lavoro

È giusto dedicare il primo articolo che appare sul nostro sito alle nostre ricerche: quelle che abbiamo fatto, quelle in corso e quelle che intendiamo fare.

L’asse del nostro lavoro, portato avanti attraverso documenti e ricerche sul campo, è il rifiuto del luogo comune che tanto pesa sull’identità di Napoli: i napoletani sono superstiziosi e sfaticati. Abbiamo individuato due luoghi simbolo: il cimitero delle Fontanelle e l’Alfasud.

Il legame che unisce le due vicende è un determinismo antropologico che nasce fuori da Napoli, ma che resiste perché alimentato da alcune correnti della stessa cultura napoletana, da Matilde Serao a Domenico Rea, a Enzo Moscato. Sono autori di successo perché, al di là del valore artistico delle loro opere, incontrano un senso comune, una tradizione inventata, ma ormai consolidata, nella rappresentazione della città nel mondo: la napoletanità. Ne è testimonianza l’accentuazione a cui assistiamo oggi dei tratti magici e superstiziosi nella rappresentazione della realtà napoletana.

Non è un dibattito astratto, lontano dalle scelte che la città ha fatto e fa: oggi non si parla più della scuola o delle fabbriche delle Fontanelle, ma del suo cimitero. La politica è infatti subalterna a questa rappresentazione.

Per quanto riguarda l’Alfasud, intendiamo ricostruire la storia di questa fabbrica dalla sua nascita al passaggio alla Fiat e cioè da luogo che, per il suo “assenteismo anomalo e ricorrente”, fu simbolo dell’incompatibilità tra cultura napoletana e cultura industriale a una “normale” fabbrica della Fiat.

Questa ricostruzione si baserà sulle ricerche pubblicate nei Quaderni dell’Archivio Storico della Fiom di Pomigliano d’Arco e sui rapporti che intendiamo costruire con l’archivio dell’Istituto Gramsci di Torino, per documentare come Torino visse la nascita e la vita della fabbrica napoletana fino al suo passaggio alla Fiat.

Sul cimitero delle Fontanelle siamo partiti da alcuni interrogativi, innanzitutto i più semplici: da chi e quando è stato costruito, di chi sono le ossa, perché non sono sepolte ma esposte. Poi quelli più complessi: che cos’è il culto delle anime del Purgatorio, quando ha avuto inizio alle Fontanelle e quando è finito. Fino ad arrivare a problematiche ardue come la religiosità popolare, la pietà religiosa, la pietà popolare.

Abbiamo ottenuto, crediamo, risultati importanti. Tra questi ci piace sottolinearne almeno uno: abbiamo risolto l’enigma della presenza di due bare della più prestigiosa famiglia aristocratica napoletana, i Carafa, nel cimitero delle anime pezzentelle.

Oggi stiamo lavorando sui seguenti filoni:

-il rapporto tra l’ossario delle Fontanelle e gli ipogei napoletani;

-il rapporto tra l’ossario delle Fontanelle, gli ossari del Risorgimento e le catacombe di Parigi;

-le radici della specificità del culto delle anime del Purgatorio alle Fontanelle e cioè l’adozione delle capuzzelle;

-l’iconografia del Purgatorio;

-le devozioni e il Concilio Vaticano II.

Siamo quindi usciti dalle Fontanelle e stiamo facendo ricerche sulla presenza del culto a Materdei, nell’archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, nella biblioteca del Francescani a Santa Chiara, nella pianura padana e in Francia.

Diffondiamo i risultati delle nostre ricerche attraverso pubblicazioni e visite guidate.

Il cimitero delle Fontanelle nell’Archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco

Inauguriamo questa sezione del sito con un documento inedito.

Si tratta di un brano contenuto nel verbale della riunione dell’11 ottobre 1879 del Consiglio d’Amministrazione dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco.

«Oggetto: Limosina per l’edificazione della chiesa alle Fontanelle.

Dovendosi costruire una novella Chiesa alle Fontanelle i componenti della Commissione incaricata per l’oggetto, trattandosi di un’opera vantaggiosa qual è quella di raccogliere gli avanzi mortali dei confratelli di tutte le congregazioni, han chiesto la cooperazione de’ fedeli per la compilazione dell’opera, e perciò si è stabilito che la nostra Congrega dal fondo dell’elemosina vi concorra per lire cinquanta per una sola volta.»

Archivio dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco, Registro delle deliberazioni del Governo dal 13 marzo 1874 al 26 agosto 1884, p. 120

Le Fontanelle all'Archivio Purgatorio ad ArcoLe Fontanelle all'Archivio Purgatorio ad Arco

Tre sono gli elementi significativi di questo documento.

La data. Dimostra che la decisione di costruire la chiesa avviene nello stesso periodo in cui si riordinano le ossa. Questo collegamento tra la chiesa e il cimitero si era completamente perduto e lo si sta ricostruendo oggi.

Il soggetto che fa la richiesta all’Opera Pia. Una Commissione istituita per la raccolta dei fondi con cui costruire la chiesa.

Infine, la motivazione con cui viene dato il contributo. «Trattandosi di un’opera vantaggiosa qual è quella di raccogliere gli avanzi mortali dei confratelli di tutte le congregazioni.»

Alla fine dell’Ottocento, dunque, il ruolo dell’ossario delle Fontanelle è principalmente quello di raccogliere le ossa degli ipogei che, per le più diverse ragioni, sono svuotati.

È una nuova testimonianza che si aggiunge ad altre esistenti, in particolare quella della lapide sul trasferimento delle ossa dall’ipogeo dell’Arciconfraternita di San Giuseppe Maggiore alle Fontanelle. L’esistenza di una Commissione che si rivolge ai fedeli per la raccolta dei fondi con cui costruire la Chiesa ci dice anche che, se la scelta di portare le ossa degli ipogei alle Fontanelle è una scelta delle istituzioni civili e religiose della città, essa corrisponde a un senso comune nel popolo. Dietro questa scelta vi è infatti sicuramente una motivazione di carattere religioso: consentire ai fedeli di continuare, in un altro luogo, la devozione che praticano negli ipogei, incardinandola però in un culto di espiazione nuovo quale fu l’intreccio tra culto per le anime del Purgatorio, culto delle reliquie e culto del Sacro Cuore. Poi, forse, vi fu anche una scelta speculativa: portare le ossa nelle cappelle che le arciconfraternite avevano a Poggioreale avrebbe comportato la perdita di spazi che potevano essere invece venduti.

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